Il riformismo è morto, sepolto dalla manovra

Gianni Baget Bozzo

Il governo Prodi non è un governo di sinistra, nessun governo di sinistra si è mai qualificato con la ridistribuzione del reddito mediante le aliquote fiscali e facendo della tassazione il principale punto del suo programma. Assistiamo di fatto al suo collasso, un fatto che non è positivo per il Paese, perché vede l’incapacità di governo di una delle due componenti dello scenario politico italiano.
Il punto della questione sta nel fatto che non esiste in Italia un partito della sinistra riformista. Riformista non è a caso il nome scelto da Bettino Craxi per indicare la corrente craxiana nel Psi: e voleva dire la scelta del capitalismo, la scelta dell’Occidente, la scelta socialdemocratica. Napolitano fu un socialdemocratico verbale e si guardò bene dall’identificarsi con i riformisti craxiani. Il presidente della Camera dei deputati non disse una parola sulla liquidazione del Psi.
Il Pci divenne Partito democratico della sinistra evitando con cura di chiamarsi socialista e sostenne che la tradizione socialista era appunto data in Italia dal Pci.
Ogni grande partito europeo di sinistra era diventato socialdemocratico abbandonando il tema della rivoluzione e della proprietà pubblica come suo riferimento ideale. In tutti i partiti socialdemocratici europei, la scelta socialdemocratica, cioè la scelta del capitalismo e dell’Occidente, avviene come riforma, intesa appunto a rompere i vincoli con il passato. Nel Pci, Pds e Ds questo non è mai avvenuto. Si poteva cambiare il nome ma non la cosa perché il Pci era stato un fondatore della democrazia italiana. Era ben chiaro che lo era stato solo in fedeltà a Mosca e alla divisione dell’Europa in sfera di influenza americana e sovietica. Così non ci fu mai un momento simile alla Rifondazione del Ps francese con François Mitterrand, della Bad Godesberg della socialdemocrazia tedesca, del New Labour di Tony Blair, nella formale rinuncia al marxismo del Psoe. Il caso spagnolo avvenne in modo drammatico perché Felipe González non accettò la sua elezione a segretario del Psoe se il partito non avesse abbandonato il riferimento al marxismo nel suo statuto. La socialdemocrazia europea nasce ovunque da una rottura con il suo passato. I postcomunisti del Ds non hanno mai fatto una scelta di principio per l’Occidente e per il capitalismo. L’hanno compiuta in termini di fatto. Così non è nata in Italia una socialdemocrazia, ma solo un partito comunista denominato in modo diverso. Così non si creava una nuova cultura e un nuovo spirito, non avveniva quel passaggio interiore dalla rivoluzione all’Occidente che era avvenuto in tutti i partiti socialisti europei per diventare socialdemocratici. I Ds sono dei comunisti mai riformati in cui l’idea di rivoluzione vive nel sentimento della differenza etica degli altri partiti. Per questo essi però hanno perso il linguaggio spirituale e non hanno compiuto la rottura interiore della tradizione del movimento operaio, non si sono mai definiti come sinistra all'interno dell’Occidente. Semplicemente si sono definiti con una mera tautologia: noi siamo comunisti italiani, siamo diversi. Da che e da che cosa non è detto. Ne viene che l’ultima cultura politica della sinistra italiana è rimasta quella rivoluzionaria ed essa è guidata dal massimalismo socialista di Fausto Bertinotti. È solo la sinistra antagonista in quanto tale che può dare al governo Prodi il carattere di sinistra. Il Ds non può darlo e perciò è inevitabile che un governo con i Ds debba comprendere anche Rifondazione comunista, la sola oggi che, con l’antagonismo, mantiene e aggiorna la tesi rivoluzionaria dell'anticapitalismo e dell’anti Occidente. Il governo quindi è di centrosinistra fin quando c’è Rifondazione. E il Ds non sarebbe in grado di motivare come di sinistra un governo senza Bertinotti perché i comunisti non sono mai diventati riformisti e socialdemocratici. Non a caso D’Alema ha detto, parlando del partito democratico, che i Ds possono rinunciare al socialismo europeo e al suo nome perché essi non sono socialisti ma sono gramsciani. Il prodismo come contenuto del riformismo è una condanna storica di un partito governato dalla sola fiducia della sua infallibilità storica.
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