Al rigassificatore di Brindisi la «patente» ecologica

Uno studio di Nomisma attesta la compatibilità ambientale dell’impianto di British Gas, bloccato da Verdi e Regione

da Brindisi

Otto miliardi di metri cubi l'anno di gas naturale liquefatto, il 10% del fabbisogno nazionale. Questa sarebbe la capacità del rigassifigatore di Brindisi bloccato dal veto degli ambientalisti: Pecoraro Scanio in primis, ma anche il governatore, il rifondarolo Niki Vendola, che ha definito l'impianto della British Gas «un crimine contro l'umanità». L'investimento della società Brindisi Lng (100% British Gas) è di 526 milioni e vale 5mila posti di lavoro.
«Mai avuto un ripensamento sulla realizzazione di questo impianto - ha detto Giorgio Battistini, ad di Brindisi Lng Spa, a margine del forum con i media svoltosi ieri a Brindisi -. Vogliamo riaprire il dialogo con il territorio. Non è possibile dire di no a un progetto tra i più ecologici e più sicuri. Di qui l'incarico a Nomisma che ci ha fornito un dettagliato studio di impatto socio-economico. Noi prevediamo che la conclusione dei lavori non debba andare oltre il 2010». Nomisma ha descritto gli scenari di crescita del fabbisogno energetico, evidenziando il peso crescente del gas, specie il naturale liquefatto, quale opzione strategica: «Numerosi i fattori che rendono attraente questa fonte, ma nel contesto attuale l'elemento di maggior vantaggio è soprattutto la grande compatibilità ambientale rispetto agli altri idrocarburi». Il gas naturale liquefatto è la fonte fossile più pulita, che può sfruttare le tecnologie di generazione elettrica più efficienti ed economiche. Ma anche, aggiunge Battistini, «la possibilità del trasporto alternativo, via mare e in forma liquefatta riducendo così la dipendenza dai pochi Paesi produttori, Russia e Algeria in testa».
La realizzazione dell'impianto nell'area di Brindisi fornirebbe un contributo economico importante al sistema locale, che nell'ultimo decennio ha visto un trend negativo del valore aggiunto provinciale a un tasso medio di (de)crescita a -0,42%.
«Senza queste strutture - ha detto Giorgio De Rita, ad di Nomisma - l'Italia rischia di perdere ulteriore competitività. C'è una contraddizione nelle politiche nazionali e locali: tutti sono d'accordo nel definire prioritari piani e progetti per l'energia ma nel concreto si fa ben poco, molto poco. Strettamente legata al rigassificatore, c'è poi la questione del porto di Brindisi dove quasi non esiste, da anni, attività apprezzabile. C'è da dire che nel nostro Paese si fa fatica a realizzare infrastrutture in genere». E ricorda che eravamo a un passo dal nucleare, avevamo la leadership nella chimica: «Tutto questo - ha concluso - appartiene al nostro modo di vivere. Facciamo presto a dire di no, occorrono anni di tempo per dire ni».