Rigaudo, marcia di bronzo: "Ma vale oro" Il Cio condanna Bolt: "Rispetti gli avversari"

Nella 20 km di marcia femminile la prima medaglia dell'atletica leggera. Bene anche la Di Martino: sotto il diluvio in finale dell'alto. Taekwondo: la Calabrese solo quarta. Nella 10 km di nuoto quarto anche Cleri. Eliminate le 4x100 azzurre. <strong><a href="/a.pic1?ID=284749" target="_blank">Rogge contro il giamaicano</a></strong>. Meglio lui o Phelps? <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=66" target="_blank">VOTA</a></strong>

Pechino - La prima medaglia dell'atletica azzurra alle Olimpiadi viene sempre da quelli lì. Quelli che si sparano cinque, sei, sette mila chilometri l'anno a piedi, con le gambe storte messe sempre una dietro l'altra. E che tocchi prima il tallone poi la punta che se no ti squalificano. Il Piemonte povero che si compra un paio di scarpe e se le fa bastare. Finché non si consumano. Elisa Rigaudo è di Cuneo, l'accento non tradisce. Le sue emozioni faticano a stare nella divisa azzurra zuppa di pioggia e sudore. Il suo bronzo nella 20 chilometri di marcia femminile è una poesia per l'atletica in crisi. Anche per come è arrivata. Quinta al sesto chilometro, sesta al dodicesimo. Lì è iniziata la rimonta paziente di Elisa, 28 anni. Ha continuato a marciare a ritmo di 4'20" al km e se le è mangiate tutte. Ancora 200 metri e avrebbe rispreso anche l'argento. L'oro è andato alla russa Olga Kaniskina, già in fuga ancor prima del secondo chilometro: ha dominato la prova ed è entrata da sola nello stadio, chiudendo con il tempo di 1h26’31". Secondo posto in 1h27’07" e medaglia d’argento per la norvegese Kjersti Tysse Platzer. A cinque secondi la Rigaudo.

La sua gioia "Questo bronzo per me vale oro. Questa medaglia è un premio all’impegno che metto sempre, e mi ripaga di tutti i sacrifici che ho fatto: pensate, sono piemontese e da tre mesi non bevo una goccia di vino". Queste le prime parole di Elisa Rigaudo dopo la gara dei 20 km di marcia donne in cui ha conquistato la medaglia di bronzo. "La dedico al mio allenatore Sandro Damilano - dice ancora l’azzurra - e a mio marito Daniele che era qui e prima della gara mi ha detto che avrebbe portato allo stadio solo una cosa, che non era la macchina fotografica, e me l’avrebbe data solo in casa di necessità: era la bandiera tricolore". Lei ci si avvolge dentro e la porta a spasso per tutto il Nido d'Uccello. "Salgo sul podio - continua - perché sono riuscita a fare un a gara a ritmo costante, in condizioni climatiche a me favorevoli perchè io soffro il caldo. Le altre che mi stavano davanti erano andate a strappi e a un certo punto sono scoppiate. E pensare che ad aprile ero a pezzi e per disperazione sono andata in Ecuador ad allenarmi in quota a 3.900 metri. Evidentemente mi è servito, insieme al fatto che ho finalmente risolto i miei problemi di asma bronchiale".

Vola Antonietta Antonietta Di Martino si è qualificata per la finale del salto in alto femminile. Nonostante la pioggia battente l’azzurra, impegnata nel gruppo B, ha commesso un solo errore alla quota d’ingresso di 1,80 m, superata al secondo tentativo. Senza problemi, poi, ha superato l’asticella a 1,85, 1,89 e 1,93 ed è entrata in finale. "Ho fatto il miracolo, perché io sotto la pioggia non salto praticamente mai. Infatti questa è stata la miglior gara in tutta la mia carriera - spiega la Di Martino -. Sapevo che dovevo essere concentrata, per me è difficilissimo perché ho paura di scivolare, come mi capitò tanti anni fa. Però ho messo da parte la paura, in fondo siamo alle Olimpiadi".

Calabrese, che calci Veronica Calabrese si è qualificata per la semifinale della categoria fino a 57 kg femminile di taekwondo. L’azzurra ha battuto nei quarti per 3-0 la senegalese Bineta Diedhiou. Nella semifinale, però, nulla ha potuto contro la sudcoreana Sujeong Lim, una maestra della specialità. 5-1 per l'asiatica lo score finale. E la Calabrese costretta al tabellone die ripescaggi per la medaglia di bronzo. L'azzurra supera due turni e raggiunge la finale di consolazione contro l'americana Diana Lopez. L'italiana parte bene, ma al termine della terza ripresail punteggio è parità: 2-2. Round supplementare e calcio decisivo assestato dall'atleta Usa. Per la Calabrese il rammarico del quarto posto.

Peccato Cleri Nel nuoto, Valerio Cleri non è salito sul podio per una manciata di secondi nella maratona 10 km in acque libere maschile. Cleri è arrivato quarto con un tempo di 1h52’07’’5, preceduto dal tedesco Thomas Lurz (un monumento della specialità) con 1h51’53’’6, bronzo. A conquistare l’oro l’olandese Maarten van der Weijden, con 1h51’51’’6, argento il britannico David Davies in 1h51’53’’1.

Fuori le staffette veloci Velocità azzurra da rivedere. Non ce l’ha fatta la staffetta azzurra 4x100 uomini a qualificarsi per la finale. Fabio Cerutti, Simone Collio, Emanuele Di Gregorio e Jacques Riparelli hanno concluso al quinto posto la propria semifinale, ma sono stati successivamente squalificati. Irregolare il passaggio del testimone tra secondo e terzo frazionista. La squalifica della Gran Bretagna avrebbe permesso agli azzurri di andare in finale. Disastrosa la 4x100 metri donne. Le azzurre sbagliano quattro cambi su quattro e chiudono settime.