Rignano, in aula i racconti di un altro bimbo

Uno sì, uno no. È un maschietto, ha 5 anni e 4 mesi, ed è stato ritenuto in grado di testimoniare dagli esperti nominati dal gip di Tivoli Elvira Tamburelli, che ieri hanno depositato le perizie, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti abusi sessuali ai danni di 19 bambini della scuola materna «Olga Rovere» di Rignano Flaminio. La femminuccia, invece, di 4 anni e 6 mesi - ultima del primo gruppo di quattro bambini esaminati dalle consulenti (la neuropsichiatra Angela Gigante e le psicologhe Marinella Mazzolini e Antonella Di Silverio) - «ha evidenziato talvolta confusione nella contestualizzazione temporale degli eventi, associata a caduta di capacità logiche e scarsa aderenza alla realtà» e quindi non potrà comparire in sede di incidente probatorio, come testimone. Il ricordo della sofferenza vissuta dai primi due bimbi durante gli interrogatori è ancora vivo e nessuno vuole sottoporli a prove troppo dure per la loro età. Lo scorso 30 luglio, la seconda bimba ascoltata durante l’incidente probatorio fu vittima di un vero e proprio blocco emotivo, non riuscì ad approfondire i racconti, sebbene anche lei come la prima bimba, chiamò in causa le maestre «Patrizia e Marisa», con cui avrebbero fatto «giochi cattivissimi». La piccola di 4 anni e dieci mesi, allora chiese più volte di «andare dalla mamma», tanto che Giosuè Bruno Naso, difensore della maestra Silvana Magalotti non esitò a definirla «ostaggio del gip e dei periti». Nessuno ora vuole che scene di questo tipo si ripetano. E così, questa volta, la bambina di 4 anni e 6 mesi, giudicata inidonea a testimoniare sebbene, secondo gli esperti, mostri «segni specifici compatibili con un trauma di natura sessuale», non sarà costretta a ricordare. Più forte e attendibile si sarebbe mostrato, invece, il maschietto: «in grado di distinguere la realtà dalla fantasia», pur non facendo esplicitamente i nomi dei «signori cattivi». Ha raccontato di «aver subìto le cose cattive nel bagno della scuola». In particolare il bimbo, mostrando «una sofferenza massiccia, accompagnata da vergogna e da un’evidente fatica emotiva», ha ricordato i giochi, come quello «della puntura sul pisellino». Durante i colloqui con gli esperti il bambino avrebbe mostrato una «manipolazione anomala nei confronti dei propri genitali, dapprima toccando e per certi versi aggredendo il proprio pisellino, successivamente percependolo rosso», inoltre sarebbe emersa «una verbalizzazione di contenuti riferitisi ad aspetti della sessualità, difficilmente patrimonio di un bambino».
Sarà un mese «caldo» quello di settembre per l’inchiesta che vede imputate 7 persone (le maestre Silvana Magalotti, Marisa Pucci, Patrizia Del Meglio, Assunta Pisani, la bidella Cristina Lunerti, l’autore tv Gianfranco Scancarello, il benzinaio cingalese Kelum de Silva). Le perizie verranno discusse con le parti davanti al gip, il prossimo 22 settembre, in quell’occasione verrà decisa l’audizione del bimbo. Intanto il 19 settembre i consulenti saranno di nuovo al lavoro per accertare la capacità a testimoniare di altri 8 bambini. Ma una tappa fondamentale nell’inchiesta sarà segnata dal pronunciamento della Corte Suprema sul ricorso presentato dal pm Marco Mansi contro l’ordinanza del Tribunale del riesame che lo scorso 10 maggio dispose la scarcerazione di sei dei sette imputati, dopo due settimane di carcere, la spaccatura a metà del paese e una valanga di congetture e polemiche.