Rignano, bimba smentisce i «brutti giochi» all’asilo

da Roma

Sì, certo, «le maestre sono cattive perché dicevano cose brutte ai bambini». Ma a lei non hanno mai fatto nulla di male, non l’hanno mai portata fuori dalla scuola, «in gita» nella «casa dei mostri». Anzi alla Olga Rovere di Rignano si trovava bene, giocava in cortile con loro, si divertiva. È stata la sua mamma a dirle che le maestre sono cattive dopo averlo saputo da un’altra mamma.
L’innocenza dei cinque anni irrompe nell’aula di giustizia del Tribunale di Tivoli, «arredata» per l’occasione come una sala giochi, dove si stanno svolgendo le audizioni davanti al gip Elvira Tamburelli, in sede di incidente probatorio, delle 19 presunte vittime di abusi sessuali della materna di Rignano Flaminio, paese alle porte di Roma. È un brutto colpo per gli inquirenti, che per questa vicenda hanno messo sotto inchiesta sette persone: quattro insegnanti (Patrizia Del Meglio, Assunta Pisani, Silvana Candida Magalotti, Marisa Pucci), il marito di una di loro, l’autore Tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti e un immigrato dello Sri Lanka che lavorava a un distributore di benzina, Kelum Weramuni De Silva. Gli avvocati degli indagati si fregano le mani, convinti fin dall’inizio che le dichiarazioni dei bambini ascoltati siano state condizionate dai genitori. L’audizione di ieri, certo, dà una forte spallata all’accusa. La bambina, poco più di cinque anni, parla per oltre un’ora e mezzo, smentisce di aver partecipato ai «giochi cattivi». «Io non c’ero - dice rispondendo al perito del Tribunale, la neuropsichiatra Angela Gigante, mentre il gip, il pm Marco Mansi e i legali seguono da un’altra stanza in video collegamento -. Non sono mai uscita dalla scuola, mai partecipato alle gite organizzate con i “pulmini”, dei giochi me ne hanno parlato i miei compagni di classe e a mia madre lo ha raccontato la mamma di un altro bambino». È la prima volta che una delle presunte vittime degli abusi (finora ne sono state sentite sei) smentisce le accuse. Ed è anche la prima volta che una bambina racconta circostanze non vissute in prima persona. Quanto basta agli avvocati per sostenere che una tale testimonianza «conferma l’inconsistenza del quadro accusatorio». «Questo processo - commenta Bruno Naso, difensore della Malagotti - è basato sulla suggestione evocata da uno o due genitori che non hanno saputo elaborare con equilibrio e maturità alcuni segnali di disagio manifestati dai loro piccoli, disagio che nasce da ragioni assolutamente fisiologiche e non certo da particolari violenze subite». Diversa l’interpretazione dei legali di parte civile che, al contrario, considerano la «sincerità di questa bambina come la conferma della genuinità e della spontaneità dei racconti fatti dai bambini». «Nessuno ha spinto i minori a dire il falso», dice l’avvocato Antonio Cardamone. Il collega Mirko Mariani, che assiste la piccola ascoltata ieri, conferma che non c’è alcuna svolta nella vicenda: «La bambina ha detto di aver appreso tutto dalla madre per un meccanismo di difesa, voleva evitare altre domande, altri approfondimenti. Insomma escludiamo che sia stata sottoposta a meccanismi di induzione. Anche in passato ha messo in atto questo comportamento di difesa. Inoltre non dimentichiamo che la bimba è risultata positiva alla benzodiazepine dopo l’analisi tossicologica effettuata su un capello».
Dopo di lei è stata ascoltata un’altra bimba, di 5 anni, la più piccola di tutte le presunte vittime. Ha parlato di tre maestre, Patrizia, Silvana e Luciana. E di «medicine e punture», oltre che di «giochi» fatti anche in un’altra scuola, «la scuola bella».