Rignano, bocciati i pm. Le maestre restano libere

La Cassazione conferma la decisione del tribunale del Riesame: restano fuori dal carcere i cinque indagati per i presunti abusi sessuali sui bimbi della scuola materna di Rignano Flaminio

Roma - Restano in libertà i cinque indagati nell’inchiesta sui presunti abusi sui bambini dell’asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio, alle porte di Roma. Lo ha deciso la Corte di cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso del pm di Tivoli Marco Mansi, accogliendo di fatto la richiesta del pg Santi Consolo che aveva sollecitato il rigetto o la dichiarazione di inammissibilità del ricorso avverso l’ordinanza del tribunale del Riesame di Roma che dispose la scarcerazione di cinque delle sei persone finite in carcere il 24 aprile scorso: i coniugi Patrizia Del Meglio e Gianfranco Scancarello, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e il cingalese Kelum Weramuni De Silva. Le tre donne sono maestre nella scuola, Scancarello è un autore televisivo e De Silva benzinaio in una pompa vicino alla scuola.

Più della libertà è il ragionamento della Corte suprema a far sorridere gli avvocati degli indagati. Con il ricorso, si legge infatti nella motivazione redatta dai giudici della III Sezione, «si è chiesta alla Corte di cassazione una nuova valutazione degli indizi di colpevolezza, che il tribunale ha ritenuto non gravi, con un esame completo, giuridicamente corretto e non manifestamente illogico. Tale nuova valutazione esula dai compiti di questa Corte di legittimità». «È il crollo del castello accusatorio per tutti gli indagati», esulta l’avvocato Domenico Naccari, legale del cingalese De Silva, secondo cui la Cassazione ha messo «una pietra sopra al lavoro svolto dal pm almeno sino alla decisione del tribunale della libertà».

«Il pm ora ha l’obbligo di chiedere l’archiviazione del procedimento - invocano Franco Coppi e Roberto Borgogno, legali dei coniugi Scancarello - salvo non ci siano elementi nuovi, cosa che a nostro avviso non sta emergendo». Soddisfatto anche l’avvocato Giosuè Bruno Naso, legale della Magalotti: «La decisione della suprema Corte, ci soddisfa ed è importante perché la stessa Cassazione non ha avuto paura di assumere questa decisione che non potrà non avere rilevanza nel prosieguo del procedimento». Naso vede anche però una conseguenza negativa: «Ora il clima si farà più rovente negli incidenti probatori perché il pm e il gip si lanceranno nella ricerca spasmodica della prova ulteriore con la quale chiedere una nuova misura coercitiva o motivare il proseguimento dell’inchiesta». Già, perché il penalista ammette «di non avere alcuna fiducia nell’onestà intellettuale del pm e del gip che si occupano di questa inchiesta: troveranno ulteriori spunti per mettere insieme una prova che giustifichi la richiesta cautelare e il procedimento». «Contenta» si dice Silvana Magalotti: «Aspetto con fiducia e tranquillità che finisca questo incubo iniziato un anno e mezzo fa. La giustizia non potrà che riconoscere la mia totale innocenza».

Quanto ai legali di parte civile vedono il bicchiere mezzo pieno: «La decisione della Cassazione non sposta nulla in ordine all’obiettivo finale di questa vicenda che è la ricerca della verità», dicono Franco Merlino e Antonio Cardamone. Anche perché «l’attuale fase delle indagini (gli incidenti probatori e la perizia psicologica sui bambini) ha introdotto elementi nuovi a nostro avviso determinanti che la Cassazione non ha potuto valutare».

I cinque furono dapprima iscritti nel registro degli indagati e quindi, il 24 aprile scorso, arrestati con la bidella Cristina Lunerti, nell’ambito delle indagini avviate in seguito alle denunce presentate nel luglio 2006 dai genitori per presunti abusi sessuali che i loro figli avrebbero subito nella scuola materna. Tra il 10 e l’11 maggio il tribunale del riesame di Roma dispose la scarcerazione degli arrestati. I giudici si avvalgono anche delle testimonianze di alcuni dei bambini ritenuti idonei dai periti nominati dal gip.