Rignano, Cassazione: Abusi fuori da scuola

La Corte ha confermato la scarcerazione dei cinque indagati, i genitori avrebbero influenzato i bambini nel loro racconto. E aggiunge: "I sintomi non provano l'abuso"

Roma - "Pur rilevando qualche elemento a carico degli indagati, i giudici di merito non hanno ravvisato la necessaria, ragionevole probabilità di colpevolezza a causa della mancanza di riscontri". Per questo motivo la Corte di Cassazione nell’udienza dello scorso 18 settembre ha confermato la scarcerazione nei confronti di cinque degli indagati per i presunti abusi nella Olga Rovere di Rignano. Restano quindi a piede libero Gianfranco Scancarello, il regista televisivo, Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti, Marisa Pucci e il senegalese De Silva Weramuni Kelum.

"I sintomi non provano l'abuso" "Costituisce un ragionamento circolare e non corretto - rileva la Suprema corte nelle motivazioni alla sentenza con cui conferma la libertà degli indagati - ritenere che i sintomi siano la prova dell’abuso e che l’abuso sia la spiegazione dei sintomi".

La Corte conferma la scarcerazione A disporre in un primo momento la custodia cautelare in carcere era stato il Tribunale di Tivoli. Ma il Tribunale della libertà aveva liberato gli indagati proprio perché mancavano i riscontri delle "asserzioni delle persone informate sui fatti e della circostanza che alcune emergenze non erano conciliabili con l’ipotesi accusatoria". Quindi, fondamentalmente, la Suprema corte ha condiviso le motivazioni dei giudici di merito.

"I genitori hanno influenzato i bambini" I genitori dei bambini vittime dei presunti abusi avrebbero, in qualche modo, esercitato una certa influenza sui bambini. Questo è un altro motivo per cui la Corte lo scorso 18 settembre ha confermato la scarcerazione dei cinque indagati. "È apprezzabile la cautela usata dal Tribunale romano - spiega ancora il Collegio di legittimità -, che non ha espressamente concluso sull’evidenza di un meccanismo di suggestione a catena dei genitori, ma ha rilevato che le loro denunce erano se non sospette, sicuramente particolari perché, prima di avvisare l’autorità, si erano più volte riuniti, confrontandosi a vicenda e scambiandosi informazioni, anche alla presenza dei figli". Non solo, la Cassazione tra le motivazioni annovera anche "la possibilità che gli adulti abbiano influito con domande suggestive sulla spontaneità del racconto dei bambini". Tra le altre cose il ricorso della pubblica accusa ha sollevato questioni di merito che in sede di legittimità non possono essere valutate ed è anche per questo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della pubblica accusa.