Rignano, il Comune contro i pedofili

Consiglio comunale blindato a Rignano Flaminio, un paese diviso fra colpevolisti e garantisti. L’amministrazione locale si riunisce, a porte chiuse, per approvare il documento con cui si costituirà parte civile contro i presunti pedofili. Una decisione caldeggiata dal primo cittadino, Ottavio Coletta, all’indomani degli arresti: tre insospettabili maestre della scuola materna «Olga Rovere», un’operatrice scolastica, il marito di un’insegnante (noto autore di programmi televisivi per ragazzi) e il gestore cingalese di un distributore di benzina. Ovvero quello che negli incubi dei bambini violentati resterà sempre come «l’uomo nero».
Proseguono intanto le indagini dei carabinieri di Bracciano. Impronte in casa, in un’auto, sugli orsacchiotti di peluche sequestrati. Mentre i sei indagati sfileranno, stamattina, davanti ai magistrati per il primo interrogatorio di garanzia, è caccia aperta ad almeno cinque «orchi» sospettati di essere i complici della gang di pedofili. Gli indagati, intanto, continuano a proclamarsi estranei alla vicenda. Le operatrici didattiche, da tre giorni in isolamento, insistono: «Ho trovato la mia assistita molto determinata e decisa a difendersi strenuamente - spiega l’avvocato Giosuè Bruno Naso - per tutelare la propria immagine e quella della scuola». E il vescovo di Civita Castellana, Divo Zadi, invita alla prudenza: «Stiamo vivendo questi fatti con grande dolore e molta apprensione, la comunità è turbata e divisa e il dispiacere è grande». Da una parte i difensori degli arrestati hanno presentato ricorso al Riesame per ottenere la scarcerazione degli indagati, dall’altra il pm di Tivoli, Marco Mansi, avrebbe chiesto al gip Elvira Tamburelli di fissare un incidente probatorio per esaminare l’automobile di una delle tre maestre. I consulenti dovranno controllare se al suo interno ci siano tracce biologiche riconducibili alle presunte vittime degli abusi.
A giorni potrebbero arrivare i risultati dei rilievi effettuati sei mesi fa dagli esperti del Ris. In particolare la comparazione delle impronte digitali trovate in casa di una delle 3 maestre, su una collezione di pupazzi, sui video e cassette nonché sui pc sequestrati. Nonostante gli investigatori neghino la presenza di foto e filmati riconducibili alle 16 vittime, sulle 59 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare si legge che «gli indagati facevano fotografie e riprese dei giochi dei bambini. Li costringevano a pratiche sessuali assai cruente, valendosi anche di iniezioni e inoculazione di narcotici e sostanze varie che, ponendoli in una condizione di incoscienza, facilitava sia l’esecuzione di taluni giochi erotici sia le foto e i video». Nel testo si citano i giochi sessuali descritti dai bambini, rinominati secondo precise indicazioni degli indagati. C’è il gioco del dito a punta, quello con la penna azzurra, quello dello scatolone e del tavolo. Si parla anche dei giochi del lupo e dello scoiattolo, del dottore, infine di quello della «mamma e figli».