Rignano, il gip oggi interroga: "Attendibili i racconti dei bimbi"

Per il giudice che ha deciso gli arresti, "evidenti disturbi comportamentali" provano le testimonianze sugli abusi. Oggi i sei arrestati interrogati a Rebibbia. Il legale di una delle maestre: "Piccoli influenzati dai genitori". Mistero sui video

Rignano Flaminio - Accuse «assurde» o invece credibili «senza dubbio»? Muro contro muro, due verità opposte si confrontano. Non sono solo le diecimila anime di Rignano Flaminio a dividersi sulla vicenda del presunto asilo degli orrori: se una parte del paese non vuol credere che la Olga Rovere, da materna modello sia diventata una tana di orchi pedofili sotto gli occhi di tutti, anche il fronte degli arrestati non si incrina. Nemmeno le manette hanno cambiato la versione della bidella e delle tre maestre, del produttore tv, e del cingalese benzinaio di Rignano. Franco Coppi, legale di Patrizia Del Meglio e di suo marito Gianfranco Scancarello, insiste nel definire incredibili le accuse e l’ordinanza, e punta il dito contro le presunte incongruenze del lavoro degli inquirenti. E anche Giosuè Naso, il difensore di Silvana Magalotti, maestra di lungo corso fino a poco fa amatissima e stimatissima da tutto il paese, scuote la testa e taglia corto: le violenze, per lui, non ci sono mai state.

Ma dall’altra parte c’è quell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che porta la firma del gip di Tivoli Elvira Tamburelli e che ricorre molto poco al condizionale nel raccontare quelli che definisce «fatti gravissimi e allarmanti». Un atto di accusa che sposa la tesi del pm Marco Mansi. I racconti fatti dai bambini vittime dei presunti abusi ai genitori sono supportati, secondo il magistrato, da «chiari indicatori emotivo-comportamentali anomali», ossia «paure, aspetti depressivi, disturbi del sonno, disturbi alimentari, disturbi di natura sfinterica, confusione e difficoltà nel descrivere le situazioni di “gioco”». Un riscontro che proverebbe «senza dubbio» la credibilità dei sedici piccoli testimoni sottoposti a controlli medici e psicologici su richiesta della magistratura. Le presunte vittime hanno tutte tra i tre e i quattro anni di età. Troppo pochi, secondo la difesa degli arrestati, per garantire attendibilità alle loro dichiarazioni. Per la procura, invece, l’elemento anagrafico non è un limite, ma solo un’ulteriore aggravante nei confronti degli indagati. Tanto che sempre il gip sottolinea come «tutti i bambini esaminati dimostrano una conoscenza e uso rispetto a parti del proprio corpo assolutamente non consone all’età cronologica e mentale e quindi inappropriata alla fase esplorativa e ai tempi dell’esperienza del bambino». Si parla anche delle registrazioni video, quelle su cui la procura starebbe indagando. Ci sarebbero accertamenti in corso sulla professione di Scancarello e su una società di produzione audiovideo, la Tachimava Multimedia, intestata alla moglie Patrizia e liquidata due anni fa. Anche il gip accenna alla possibilità che gli abusi venissero immortalati con «fotografie e riprese dei “giochi” dei bambini. Li costringevano a pratiche sessuali assai cruente, valendosi anche di iniezioni e inoculazione di narcotici e sostanze varie che, ponendoli in una condizione di incoscienza, facilitava evidentemente sia l’esecuzione di taluni giochi erotici sia le foto e i video».
Ma al momento non viene confermata la presenza di immagini compromettenti nel materiale sequestrato. Gli unici filmati agli atti sono quelli girati dai genitori che hanno denunciato gli abusi, che riprendono di nascosto i propri figli per mostrare atteggiamenti anomali, come nel caso di una bambina che «mima» un rapporto sessuale stesa sul pavimento. E come se volesse prevenire una delle contestazioni avanzate dalla difesa, e cioè che le accuse provengano più dai genitori che dai bambini, il gip Tamburelli mette nero su bianco come ritenga «apprezzabile lo sforzo che hanno fatto i genitori, reso evidente dal linguaggio e dall’articolazione delle denunce e dall’assenza, nelle domande successive, di risposte “messe in bocca”».

E ieri, sul punto, l’avvocato Naso ha replicato: «Se interrogo un piccolo di tre anni e lo interrogo in un modo piuttosto che in un altro, alla fine dalla bocca di quel bambino faccio uscire quello che voglio, è inevitabile. Non voglio parlare di malafede ma dell’inconscio pregiudizio, questo sì, del fatto che i genitori pensino che i figli siano stati oggetti di una violenza». Ma è tutto l’impianto che sorregge l’ordinanza, come detto, che viene confutato dai difensori dei sei accusati. Ieri mattina i difensori della Malagotti, della Del Meglio e di Scancarello hanno anche presentato un’istanza di scarcerazione al tribunale del Riesame. Ma anche il lavoro della procura prosegue. Mentre stamattina a Rebibbia, verranno ascoltati per l’interrogatorio di garanzia i sei arrestati, il pm Mansi ha chiesto l’incidente probatorio per passare al microscopio l’auto di una delle maestre. Sarebbe «l’auto rossa» con cui, secondo i racconti dei bambini, gli stessi venivano portati nella «casa dei giochi».