Rignano, il gup rinvia a giudizio tutti i 5 imputati

Rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Tivoli i 5 imputati: tre maestre (Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio), l'autore tv Gianfranco Scancarello e l'ex bidella Cristina Lunerti. Le ipotesi di reato: maltrattamenti, sequestro di persona e violenza sessuale aggravata

Roma - Il gup del tribunale di Tivoli ha deciso di rinviare a giudizio i cinque imputati nella vicenda delle violenze e degli abusi di cui sarebbero stati vittime 21 bambini di un asilo nido a Rignano Flaminio. Sotto accusa ci sono tre maestre, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, con il marito l’autore tv Gianfranco Scancarello. Il pm Marco Mansi ha chiesto il processo anche per la ex bidella dell’istituto, Cristina Lunerti. Le ipotesi di reato a carico degli indagati sono atti osceni, maltrattamenti, sottrazione di persone incapaci, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, corruzione di minorenni, violenza di gruppo e atti contrari alla pubblica decenza. Gli indagati respingono le accuse e lamentano che mancano riscontri a cominciare dalla mancanza di tracce del loro Dna e delle loro impronte digitali su peluche e altri oggetti sequestrati.

La ricostruzione dei fatti Secondo il mandato d’arresto, i bimbi tra il 2005 e il 2006, tutti alunni della scuola materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio, sarebbero stati prima narcotizzati e in seguito abusati sessualmente in una villa alla presenza di un uomo che filmava questi abusi. Dall’inchiesta sono state archiviate le posizioni del benzinaio cingalese Kelum De Silva, che pure era stato arrestato e di un’altra insegnante, Assunta Pisani. Dopo il carcere, che era stato disposto il 24 aprile del 2007, passati appena pochi giorni dai fatti, il 10 maggio 2007 il tribunale del riesame annullò gli ordini di custodia cautelare con un provvedimento che demolì le ipotesi dell’accusa. "Indizi insufficienti e anche contraddittori", scrissero i magistrati. Un giudizio duro, poi confermato in Cassazione. E la Suprema corte aggiunse che i bimbi potrebbero essere stati manipolati dai propri genitori. "Interrogati con domande inducenti" osservarono gli ermellini, i piccoli "tendono a conformarsi alle aspettative dell’interlocutore".

Le udienze dopo la sarcerazione Dopo le scarcerazioni la Procura inizia a cercare nuovi indizi attraverso l’incidente probatorio disposto dal gip Elvira Tamburelli. Nelle udienze, che si protraggono per mesi, oltre venti bimbi, tra i 4 e i 6 anni, raccontano del "gioco della patatina"; della "bua ai bambini", delle "cose brutte" che avvenivano in un "castello cattivissimo". Insomma "c’era una strega che si chiamava Patrizia, stava in un castello. Il castello era nero e ci andavamo con la macchina. La macchina era di Marisa, un’altra strega". Un maschietto: "Le bidelle Cristina e Patrizia facevano i giochi brutti, bruttissimi; mi picchiavano, mi facevano le punture sul pisellino e sul sedere, facevano il gioco della sedia". Le accuse sono di fatto basate sugli elementi emersi da questi racconti. Gli unici su cui gli inquirenti possono contare, perché le analisi del dna effettuate sugli oggetti sequestrati nelle case delle maestre hanno dato esito negativo. La individuazione di un casale e la descrizione di una stanza dove si sarebbero svolti alcuni incontri, sono un ulteriore tassello del quadro. Le accuse, per gli indagati, vanno dagli atti osceni, ai maltrattamenti, alla violenza sessuale, al sequestro, alla corruzione, allo stupro di gruppo, agli atti contrari alla pubblica decenza.