Rignano, interrogata a 4 anni: "Basta, voglio la mamma"

La deposizione della seconda bimba di Rignano è durata più di due ore,
nelle quali è riuscita a fornire pochi particolari su ciò che sarebbe
avvenuto all’asilo. La piccola avrebbe solo sentito parlare dei "giochi cattivi". Carlo Taormina, legale dei genitori: "Bene, ma poteva andare meglio". La difesa: "La bambina ostaggio del gip e del perito"

Tivoli - Ha quattro anni e dieci mesi. E non ha fatto altro che ripetere le frasi più normali del mondo per una bimba della sua età, che si trovi catapultata fuori dal proprio ambiente familiare: «Quando finiamo? Sono stanca. Voglio andare dalla mamma...». È stata una deposizione molto sofferta quella della seconda bambina, ritenuta dai periti in grado di testimoniare, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti abusi sessuali nella scuola materna di Rignano Flaminio. Almeno su questo punto - l’unico - accusa e difesa sono d’accordo, la bimba ha dimostrato «chiusura e disagio», ha ammesso Franco Merlino, legale di parte civile. «E’ stata sottoposta a un tormento», hanno replicato gli avvocati della difesa. Una prova troppo dura per lei. Forse, anche troppo lunga. Un’audizione fiume di due ore e dieci minuti, in cui la bambina è riuscita a fornire solo pochi frammentari particolari. Tanto che l’avvocato Carlo Taormina, legale di parte civile, al termine del colloquio, ha dichiarato: «È andata bene, ma poteva andare meglio».
La bimba avrebbe raccontato di «cose bruttissime» che sarebbero avvenute in una «stanza del seminterrato della scuola», senza però riuscire a descriverle. Anche perché, nel frattempo, nell’aula del tribunale di Tivoli, accusa e difesa si sono messe a bisticciare per «il metodo insistente e sconsigliabile», a detta dei legali degli indagati, con cui venivano rivolte le domande alla bambina. Lei - vestita con maglietta e pantaloncini bianchi, i capelli castani raccolti in una coda di cavallo, che continuava a tormentare con le dita - non ha sentito il litigio, perché non collegata a livello audio con l’aula in cui si trovavano il gip Elvira Tamburelli e gli avvocati. Una volta interrotta, però, non ha più voluto continuare il discorso. «Sono cose faticose, non le voglio raccontare. Se le sente mia madre...», ha detto la piccola. A nulla è servito, l’ingresso del giudice nella stanza in cui si trovava la bambina, con la consulente del gip Angela Gigante. Nemmeno «con il giudice dei bambini» ha voluto aprirsi.Durante la deposizione, avrebbe comunque aggiunto di essere stata a casa della maestra Marisa Pucci, dove ci sarebbe stata anche la maestra Patrizia Del Meglio, che avrebbe fatto «giochi cattivi». Nessun dettaglio riguardo ai giochi. Questa volta non sono stati mimati, come è avvenuto sabato scorso durante l’incidente probatorio sulla testimonianza della prima bambina. Questa volta la piccola si è sottratta al peso del ricordo. Non si sa se sia accaduto perché traumatizzata, come sostiene l’accusa, o perché «le cose bruttissime non le ho viste, lo ho sapute», come avrebbe detto la piccola, a detta dell’avvocato Roberto Borgogno, legale di Patrizia Del Meglio e Gianfranco Scancarello.

In ogni caso, lo scontro è stato asprissimo sia dentro sia fuori l’aula del tribunale. Parole infuocate, quelle dell’avvocato Giosuè Bruno Naso, legale della maestra Silvana Magalotti, che ha definito la bambina «ostaggio del gip e del perito, sottoposta a uno stillicidio di condizionamenti e suggestioni». «Ci chiediamo - ha continuato - in che modo abbia mantenuto la tranquillità e abbia opposto la verità dei fatti, ossia che non ha nulla da riferire. Sono indignato. Se qualcuno può farlo dovrebbe mettere fine all’incidente probatorio che ha il solo scopo di dare giustificazione postuma all’inchiesta e all’ordinanza di custodia cautelare emessa inopinatamente». Opposta la valutazione di Franco Merlino, legale di parte civile: «Riteniamo sia stato un esame positivo. La bambina ha confermato le vicende avvenute a scuola». Gli stessi avvocati dell’accusa, però, hanno riconosciuto quanto faticoso sia per i bambini affrontare questa prova. Tanto che Roberto Ruggero, difensore di alcune famiglie delle presunte vittime, ha depositato un’istanza, affinché gli interrogatori dei minori si svolgano nelle loro abitazioni. «I bambini nelle loro case sono meno stressati. Con la formula attuale invece sono costretti a memorizzare ciò che dovrebbero dimenticare». Oggi i consulenti del gip dovrebbero depositare le loro valutazioni sulla capacità di testimoniare di altri due bambini. Dimenticare sarà difficile.