A Rignano è l’ora della caccia alle streghe

Una cittadina sconvolta, Rignano Flaminio. Anche dall’invasione di giornalisti, operatori e fotografi. «Non possiamo andare in chiesa che c’è qualcuno pronto a riprenderci, a fare domande», lamentano al bar. La tensione si taglia col coltello per l’avvocato Roberto Ruggiero, legale dell’amministrazione cittadina. «Via i pedofili», si legge su un muro vicino la materna. «Una scritta, l’unica, lunga qualche centimetro e cancellata dopo qualche ora», replicano i carabinieri. «C’è un clima da caccia alle streghe - ribatte l’avvocato -. C’è un sindaco che sta cercando di salvare l’onorabilità della sua cittadina. Tutti vivono con i nervi a fior di pelle. E in paese vogliono farsi giustizia da soli». E c’è anche chi pensa all’immagine violata e ai danni subìti dall’economia turistica.
Sul versante delle indagini, intanto, novità in vista. Prima: gli esami di laboratorio in arrivo in Procura. Ovvero i rilievi eseguiti dal Ris in casa Scancarello, nell’auto della maestra Marisa, una Fiat 500 rossa, dove i carabinieri hanno trovato «formazioni pilifere e tracce di sostanze organiche», nel sacco pieno di peluche e costumi scoperto nella villa indicata dai bambini, quella con la casetta Chicco misteriosamente scomparsa. Secondo i magistrati la macchina è la stessa degli incubi di almeno sei bambini, quella usata per portare gli alunni nell’abitazione della Pucci dove tutti insieme avrebbero giocato a «mamma e figli». Qui, nella seconda «casa degli orrori», una bambina racconta di siringhe che la donna, arrestata assieme alle altre due colleghe, alla bidella, all’autore televisivo e al benzinaio cingalese, avrebbe usato «per gioco» sui suoi compagni. Seconda: i casi di violenza accertati salirebbero a 20. Alle prime 6 denunce che hanno permesso di avviare le indagini e alle 10 seguite a distanza di giorni, se ne aggiungono altre 4 depositate in Procura a ottobre. Proprio su queste starebbe lavorando la consulente tecnica incaricata dal Tribunale, la psicologa che da mesi interpreta angosce e imbarazzo delle presunte vittime. Un lavoro documentato in questa seconda fase da immagini e registrazioni che saranno presentate nell’eventuale dibattimento. Secondo il gip tutte le abitazioni sono compatibili con i percorsi possibili e accertati dai militari in fase d’indagine. Non solo. A scardinare la difesa ci sarebbe anche la testimonianza diretta di una piccola vittima che indica un’uscita secondaria, nascosta al resto della scuola, vicina a una scala a chiocciola. «Da qui ci facevano uscire», ricorda. Fra gli altri elementi che nessuno, al di fuori degli indagati, poteva conoscere, i cani della maestra Patrizia, animali che compaiono costantemente nei vari racconti. Le conclusioni degli inquirenti in fase istruttoria sono inquietanti: «È emerso che i bambini nel corso dell’anno scolastico 2005-2006 venivano condotti fuori della scuola in orario scolastico da parte delle insegnanti Del Meglio, Pucci e Magalotti e della bidella Lunerti. A prenderli in macchina erano anche Scancarello, coniuge della Del Meglio, e Weramuni. Li conducevano in casa delle insegnanti e in altre case in corso di identificazione. Qui gli indagati, insieme con altri adulti, li inducevano con l’uso della violenza o minacce a praticare su di loro atti sessuali». A quanti insistono sulla tesi della psicosi collettiva Giacomo Augenti, legale di sei famiglie, risponde: «Le denunce sono nate da riscontri precisi. I bambini erano e sono affetti da problemi fisici».