Rignano, maestre scagionate Nnon c'è dna sui peluche

Le analisi del Ris smontano le accuse sui presunti abusi nell’asilo Olga Rovere: nessuna traccia biologica appartenente ai piccoli ritrovata negli oggetti sequestrati agli indagati

E adesso chiedetegli scusa. È tranchant il retropensiero degli avvocati delle maestre di Rignano Flaminio alla luce della perizia del Ris che scagiona le indagate. Già, perché la consulenza tecnica sugli orsacchiotti sequestrati nelle abitazioni delle presunte pedofile evidenzia l’assoluta assenza di Dna e impronte digitali riferibili ai bimbi che avrebbero subito abusi: sui 136 pupazzi non è stata trovata nemmeno una traccia indirettamente riferibile ai piccoli grandi accusatori della scuola «Olga Rovere». Su 61 peluche è saltato fuori il solo dna della legittima proprietaria di quei giocattoli, ovvero la primogenita di due indagati, l’autore tv Gianfranco Scancarello e la maestra Patrizia Del Meglio. Annota il Ris: «Tali reperti sono risultati interessati dalla presenza di matrici cellulari (sebo, sudore, saliva) riconducibili ad un unico individuo di sesso femminile», per l’appunto la figlia della coppia Scancarello/Del Meglio. Su altri 30 balocchi – continua la scientifica dei carabinieri – sono stati trovati vari genotipi, corrispondenti ad alcuni dna che non appartengono però ad alcun scolaro dell’asilo degli orrori. Da un’altra decina di bambolotti di pezza gli specialisti dell’Arma hanno ricostruito ulteriori dna, tutti sconosciuti, non riferibili a nessun bimbo dell’asilo. Con quegli elementi biologici sono stati ricostruiti altrettanti identificativi genetici, anche qui non attribuibili ad alcuna delle vittime delle presunte violenze, così come nel restante gruppo di orsacchiotti esaminati ancora una volta è emerso il solo, e unico, dna della figlia dei coniugi Scancarello.

Una Caporetto, per l’accusa. Aggravata dalla circostanza che anche la cosiddetta «pistola fumante» dell’inchiesta, ovvero una minuscola impronta digitale trovata su un termosifone di casa Scancarello, ha fatto cilecca. Per il Ris la traccia «non ha alcuna corrispondenza» con le impronte dei bambini, così come è assolutamente estraneo a tutti i bimbi dell’asilo il frammento pilifero rintracciato nella macchina della maestra Marisa Pucci. Conclude burocraticamente il Ris: «Tutte le impronte, una alla volta, sono state sottoposte a comparazione con le impronte dei diciannove bambini, nonché con quelle dei sette indagati. L’esame svolto ha escluso l’identità dattiloscopica».

Allo stato, dunque, non esistono riscontri di fatto e di scienza. È servito a poco prelevare tracce di saliva dai 19 bimbi di Rignano e dai super sospettati. I test sugli oggetti sequestrati assolvono oltre ogni dubbio (scientifico) gli indagati additati come mostri, passati per la galera, e poi scarcerati: le quattro maestre, il marito di una di esse, la bidella, il benzinaio di colore. Il caso sembrerebbe da archiviare. Ma non è così. Infatti non si dà per vinta la procura di Tivoli, che nel far spallucce rispetto ai risultati del Ris, ha chiesto l’acquisizione, in sede di incidente probatorio, delle dichiarazioni di altri due bambini. Non arretrano di un millimetro nemmeno le parti civili, perché gli esami non dimostrerebbero un bel niente «visto che le perquisizioni a casa degli indagati – spiega l’avvocato Merlino - sono avvenute 6 mesi dopo che nel paese si era sparsa la notizia di indagini all’interno dell’asilo. Per noi restano preminenti le versioni dei bambini e anche di quelli più grandi». Gioisce, e non lo nasconde, la difesa. «Come volevasi dimostrare non è stato trovato alcun riscontro – commenta l’avvocato Giosuè Naso - ora la procura di Tivoli dovrebbe fermarsi e dare una prova di serenità».