Rignano, Ris senza prove sempre a caccia di impronte

A scuola e nelle
case degli indagati non c’è nulla che possa suffragare le accuse. UNico labile riscontro, il riconoscimento di alcuni giochi di cui avevano parlato i bambini. <strong><a href="/a.pic1?ID=177926">E sulla Flaminia striscioni contro i pedofili</a></strong>

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Eccoli, gli esiti delle ricerche dei carabinieri del Ris sulle presunte «scene del crimine» di Rignano Flaminio. E a margine spunta persino una nuova tecnica investigativa: la testimonianza spedita col cellulare, via Mms.
Il 12 ottobre 2006, il reparto investigazioni scientifiche di Roma passa al setaccio tutti i luoghi in cui, secondo le denunce dei genitori, i piccoli alunni della Olga Rovere avrebbero subito violenze. Oltre allo stesso asilo, la casa della maestra Patrizia Del Meglio e di suo marito, Gianfranco Scancarello. Si cercano riscontri biologici o dattiloscopici ai giochi erotici che secondo l’ipotesi accusatoria della procura di Tivoli avrebbero avuto come vittime i bimbi: punture, ferite, atti sessuali invasivi. I carabinieri cominciano la giornata di lavoro (otto ore di rilievi), arrivando alle 6.10 del mattino a casa Scancarello.

L’attenzione si concentra su una stanza del seminterrato, che «è stata ripresa - annotano i militari - mediante strumentazione videografica denominata Spherocam». La stanza viene poi ispezionata, così come gli altri locali attigui, «al fine di rinvenire tracce di interesse biologico connesse al reato (liquido seminale in particolare)». Ma le conclusioni sono lapidarie: «L’ispezione forniva esito negativo». Alle 7.40 tocca alla scuola materna. Si comincia a ispezionare la palestra, «e in particolare 3 materassi di plastica, una piscina di plastica e 3 cuscini dello stesso materiale ivi presenti allo scopo di individuare e repertare tracce riconducibili a liquido seminale». L’ispezione è «accurata», scrivono i Ris, svolta con «idonea strumentazione che consente anche l’individuazione di tracce biologiche latenti (Crimescope)», ma anche qui i risultati sono scarsi: «I test per liquido seminale condotti su alcune tracce sospette hanno fornito esito negativo». I militari si spostano nel corridoio della materna, per concentrarsi su «alcuni lettini in plastica di colore blu (...) asseritamente utilizzati per il riposo dei bambini». Ovviamente, «con esito negativo».

Il reparto scientifico dell’Arma torna a casa di Scancarello, a caccia di impronte digitali. La ricerca, spiegano a verbale, «ha interessato gli ambienti del piano terra dell’abitazione e le relative pertinenze esterne», e si focalizza sull’«individuazione di impronte riferibili a minori». Il risultato non cambia: «La ricerca di impronte papillari allo stato evidente ha fornito esito negativo».
Si accendono le «strumentazioni ottiche irradianti luce ultravioletta» e si estende la ricerca in giro per la casa. Saltano fuori solo «alcuni frammenti papillari»: sono «sulle ante di ingresso, dall’esterno, al locale adibito a libreria; sulle superfici dei termosifoni ubicati all’interno del salottino d’ingresso; sulla superficie di un giocattolo (automobilina in plastica rossa) rinvenuta davanti al televisore nel predetto locale; sulle superfici del calciobalilla rinvenuto sul porticato antistante l’ingresso della cucina». In mancanza di peli, tracce biologiche e impronte vere e proprie, questi «frammenti» vengono evidenziati e fotografati. Ma essendo tracce incomplete, una volta comparate con quelle dei bimbi potrebbero solo rilevare un grado più o meno alto di compatibilità. Eppure le otto ore passate a setacciare casa e asilo non hanno dato altri risultati. Anche il materiale sequestrato, tra cui i peluche e la piscina gonfiabile, spedito al Ris di Roma per le analisi, ha arrichito il coro degli «esiti negativi»: niente saliva, niente liquidi seminali, niente di niente. Unico, controverso riscontro, secondo la procura, il riconoscimento di alcuni dei giochi effettuato dai bimbi a cui orsetti e macchinine sono stati mostrati in foto.

Intanto viene fuori che agli atti ci sono anche tre «mms», messaggi multimediali. Sono «tre colloqui» tra una mamma e la figlia di 4 anni, «aventi contenuto ritenuto utile alle indagini». Li ha spediti la stessa donna, a luglio, a uno dei carabinieri di Bracciano.
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