Rignano: telecamere e cimici nell’asilo dei sospetti

Indagini segrete dei carabinieri all’inizio dell’anno scolastico a Rignano. Gli avvocati degli accusati: "Non è stato ripreso alcun reato". Interrogatori in carcere per sei inquisiti per i presunti casi di
pedofilia. L’associazione genitori: &quot;Ci saranno altri arresti&quot;. I difensori: &quot;I nostri assistiti non c’entrano con quelle schifezze&quot;. <a href="/a.pic1?ID=174187"><strong>&quot;Alle maestre accusate consigliai, nessun contatto con i genitori&quot;</strong></a>

Roma - C’erano telecamere e cimici nascoste nell’asilo «Olga Rovere» di Rignano Flaminio, attive dall’inizio di settembre al 12 ottobre, data del blitz del Ris nella scuola materna sospettata di essere un «covo» di orchi. Le avevano messe i carabinieri prima dell’inizio dell’anno scolastico, per monitorare eventuali comportamenti sospetti delle maestre e della bidella segnalati come potenziali pedofili dopo le prime denunce dei genitori, che risalgono a luglio dell’anno scorso. Ma, a quanto rivela Giosuè Naso, legale di una delle maestre, Silvana Magalotti, da questa attività di indagine non sarebbe emerso nemmeno un elemento di riscontro alle accuse.
Prosegue dunque il deciso muro contro muro tra la Procura e le sei persone arrestate per presunte violenze ai danni di 16 bimbi che frequentavano l’asilo di Rignano. Nel corso dei primi cinque interrogatori di garanzia, ieri a Rebibbia, di fronte al gip di Tivoli Elvira Tamburelli gli indagati hanno insistito nel dichiararsi completamente estranei ai fatti. I loro difensori ne hanno chiesto la scarcerazione, e sul punto il giudice si è riservata la decisione. Rimandato invece il faccia a faccia col magistrato del benzinaio cingalese Kelum de Silva Weramuni: ieri non è stato trovato un interprete.
Nel merito delle contestazioni mosse agli indagati, tutti i difensori (che hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame) confermano che i sei hanno ribadito la loro innocenza. E avrebbero confutato, nel corso degli interrogatori di ieri, anche i passaggi del provvedimento di custodia cautelare che li coinvolgono rispetto ai presunti episodi di abusi sui bimbi. Così per esempio Franco Coppi, avvocato di Patrizia Del Meglio e del marito Gianfranco Scancarello, spiega lasciando Rebibbia che «i miei due assistiti non hanno fatto altro che ribadire quello che avevano detto a febbraio, quando erano stati interrogati sulle stesse circostanze. Ovvero che non c’entrano nulla con queste cose, non hanno tagliuzzato braccia a nessuno, non hanno distribuito sangue da bere, non hanno iniettato nulla, né somministrato ad alcuno narcotici e quant’altro. I bambini indicati quali parte offesa, poi, non facevano neanche parte della classe guidata dalla signora Del Meglio». Rispetto, poi, alla casetta dei giochi nel giardino dei coniugi Scancarello citata dai bambini che un vicino di casa ha confermato di aver notato a marzo quando la maestra e il produttore tv l’avrebbero buttata via, Coppi si è detto incuriosito che il vicino abbia notato l’oggetto smontato vicino all’immondizia ma non abbia fatto parola di movimenti di bambini, musiche a tutto volume e delle altre «manifestazioni» legate ai presunti abusi che avrebbero avuto luogo in quella casa.
Entra nel merito delle contestazioni anche l’avvocato della Magalotti, Naso. Che ricorda come alcune delle piccole vittime avrebbero indicato tra gli «orchi» la sua assistita, «come quella che ha portato i bambini a fare il gioco della corsa intorno al tavolo, nonostante - sottolinea il legale - nella cucina di casa Magalotti ci sia un tavolinetto poggiato al muro e nonostante la cucina, invece di essere rossa e nera come nelle descrizioni, sia grigia e per di più di solo due metri di larghezza».
Ma l’avvocato della Magalotti insiste anche sulla fragilità del castello accusatorio che, spiega, «si basa sulle molto presunte confidenze di bambini di 3-4 anni elaborate e rielaborate prima dai genitori dei bambini, poi dai genitori tra loro, e poi dai genitori tutti insieme davanti ai carabinieri», rimarcando come «queste accuse non solo non trovano conferma nelle attività di indagine ordinaria, ma semmai trovano una smentita».
Intanto, mentre si moltiplicano le voci su un allargamento dell’indagine a nuovi protagonisti, a Rignano Flaminio cresce la tensione. Il Comune, che ha proibito le riprese delle tv nel piazzale di fronte all’asilo, ha incaricato un legale di tutelarne il «buon nome». E il presidente dell’associazione genitori, Simone Rocchini, denuncia il clima ostile di parte della popolazione verso chi ha fatto partire l’inchiesta. E annuncia: «Ci saranno altri arresti».