Rigoletto, il piacere di rivederlo

L’allestimento di Agostinucci, anche regista, è l’adattamento di quello dello Sferisterio di Macerata

Pietro Acquafredda

Il Rigoletto di Giuseppe Verdi ha tutti i numeri per essere considerata ancora un’opera fra le più popolari del melodramma. E perciò se le nove recite previste per il suo ritorno all’Opera, dopo anni di assenza (da venerdì 10 fino a domenica 19 febbraio, tutti i giorni eccetto lunedì 13) si riveleranno insufficienti a evadere la richiesta di biglietti, non ci sarà di che meravigliarsi. Perché il Rigoletto è in grado di soddisfare chiunque si rechi in teatro, sia in ragione della sua musica suadente, assai varia, e in taluni punti anche smagliante; sia per il racconto di una tragedia che tocca negli affetti più cari. E la presenza del Rigoletto, particolarmente in questa stagione, fra i titoli più gettonati sia nei teatri italiani che in quelli esteri (Europa, America, Giappone); e il centinaio di incisioni tutte prestigiose, talune anche in lingue diverse dall’originale italiano, non sono che una diretta conseguenza di tutto ciò.
Il soggetto, con poche modifiche, è tratto da uno sfortunato dramma di Victor Hugo, che deve alla musica di Giuseppe Verdi il privilegio di essere rappresentato e conosciuto. E racconta di Rigoletto, buffone di corte al servizio del Duca di Mantova, e di Gilda, adorata sua figlia. Rigoletto è bifronte: da un lato il carattere irriverente, scanzonato dell’uomo servile; dall’altro quello tenero, premuroso del padre. Sul cui capo pende la maledizione di un altro padre cui è toccato di vedersi «rubare» la figlia dal Duca di Mantova, nobile senza scrupoli, e di essere sbeffeggiato dal deforme, servile Rigoletto. Quando il sipario calerà sul corpo senza vita di Gilda, la maledizione sarà compiuta.
L’allestimento di Giovanni Agostinucci, autore anche dei costumi e della regia, proviene dallo Sferisterio di Macerata e per questo ha dovuto subire non lievi aggiustamenti. Comunque, non una Mantova da cartolina, ma una struttura scenografica agibile, in forma di piramide, con un arco rinascimentale in cima. Per il direttore Bruno Campanella, a proprio agio in Rossini, Bellini Donizetti, l’opera di Verdi sembra di discendenza belcantistica. Nessun taglio, neppure agli acuti, e qualche espressione letteraria che la censura aveva eliminato, rimessa al suo posto. Protagonisti vocali Roberto Frontali (Rigoletto), Ramón Vargas (Duca di Mantova), Olga Makarina (Gilda).
Teatro dell’Opera. Prima: venerdì 10 febbraio, ore 20.30. Repliche fino a domenica 19 febbraio. Bi-

glietti da 17 a 130 euro. Informazioni 06481061