Un rigore dà una mano all’Inter La Roma vince anche senza Totti

Nerazzurri annebbiati, emiliani vicini al colpaccio. Poi il colpo (?) di mano di Couto e Ibrahimovic ribalta la partita. La <strong><a href="/a.pic1?ID=235525">Roma</a></strong> si conferma al secondo posto. <strong><a href="/a.pic1?ID=235524">Juventus</a></strong>, gol-fantasma per i bianconeri. Il <strong><a href="/a.pic1?ID=235532">Milan</a></strong> a Udine ritrova Gilardino

Milano - Imbattibili, d’accordo. Ma possono fare da soli. Ieri sera l’Inter è stata ad un passo dal togliersi quest’etichetta comoda e scomoda: sotto di un gol, in difficoltà nel trovare la rete del pareggio, quasi fosse pronta a replicare la sconfitta d’aprile con la Roma. Sconfitta che ci poteva stare, viste le sue amnesie difensive. Vero, ma l’arbitro con chi stava? Presumibilmente con nessuno. Forse solo, troppo solo visto come l’ha tradito anche il guardalinee, quando entrambi hanno visto Couto colpire con il braccio il tiro conclusivo di Ibrahimovic, che poteva anche portare al pareggio. Testa, non braccio, urlavano quelli del Parma. Ed avevano ragione, anche se dopo la deviazione di testa il pallone veniva effettivamente sfiorato dal braccio del portoghese ormai in tuffo. Svarione dell’arbitro, pari pari con quelli difensivi dell’Inter. Rigore, espulsione per Couto, fattaccio che si va ad aggiungere a quelli della giornata calcistica. Ibra sul dischetto, Inter salva prima, vincente dopo pochi istanti quando lo scatenato svedese ha deciso che questa partita andava conquistata e Cruz gli ha dato una mano. Successo da lasciar a bocca aperta, per quanto è stato regalato. Poi tanto folklore: l’espulsione di Di Carlo, le sceneggiate di Ibra con Dessena (un pizzicotto non proprio da gentleman), lo svedesone che travolge Mancini per la felicità come fra i due ci fosse un patto segreto, lo sconcerto di tutti nel vedere l’Inter così sfacciatamente favorita da una svista, quel velocissimo saluto a centrocampo. Dire che ieri sera l’Inter ha vinto grazie a Ibrahimovic è giustificato. Ma non sarebbe bastato. L’Inter va forte, sempre più forte, chiude l’andata con la solita mitragliata di certezze e con la prima riapparizione di Vieira. Se voleva dimostrare di essere imbattibile sotto ogni punto di vista, ce l’ha fatta.
Questo nebbioso San Siro da atmosfera inglese era da un po’ che non si vedeva. Neppur volesse far sentire l’Inter già prossima a Liverpool e al Liverpool. E l’Inter ha giocato a nascondere vizi e virtù. Squadra a due facce: spigliata ed effervescente in attacco, un po’ troppo distratta, talvolta tarda nel riflesso quando si è trattato di difendere. L’assenza di Samuel e forse quella di Chivu, tenuto fermo per prudenza, hanno lasciato qualche traccia. La partita poteva essere risolta con aria spiccia ed, invece, i tartagliamenti difensivi hanno fatto rischiare troppo. L’Inter ha messo in campo la buona vena di Ibrahimovic e l’affidabilità di Maniche, che ha preso corpo e personalità con il passare dei minuti. Ancora una volta Cambiasso ha sfruttato la vena del goleador che sta in lui: si è regalato un gol facile facile, grazie al contrasto molle di Cigarini. Jimenez ha cercato percorsi alternativi.
Insomma tutto bene per l’Inter salvo qualche conclusione sbagliata, rivalutata dalla prima rete che poteva mandare il match sulla strada della semplificazione. Previsione bocciata quando l’Inter difensiva (pur con Burdisso a destra) ha deciso di non negarsi nulla in fatto di thrilling. Cordoba ha rischiato un intervento da rigore su Corradi: altri arbitri l’avrebbero inchiodato alle sue responsabilità. Julio Cesar qualche volta si è lasciato ingannare dal pallone umido, ma è stato terribilmente goffo sulla punzione di Gasbarroni. Materazzi è stato un po’ troppo avventuroso nel sortir fuori d’area. E il Parma, molto peperino nel giocare d’attacco, quanto fragilino dal centrocampo in giù, ha approfittato. Il gol di Cigarini in tal senso è stato un gioiello. Quello di Gasbarroni altrettanto. Le valutazioni dell’arbitro un romanzo d’appendice.