Un rigore salva Firenze Il Brescia si sveglia in B

Marcello Di Dio

nostro inviato a Firenze

La Fiorentina resta in serie A, il Brescia retrocede. Un verdetto inappellabile, ma sicuramente giusto dopo aver assistito ai novantacinque minuti di una partita annunciata come la più drammatica dell’ultima giornata. In un’atmosfera mista di caldo e tensione, esce un risultato netto che fa esultare i quarantamila del Franchi (pronti all’invasione di campo, oggi off-limits pena il 3-0 a tavolino secondo le nuove norme antiviolenza, e frenati dall’appello di Di Livio). Salvezza in cantiere senza ulteriori appendici – come accaduto l’anno scorso in B – grazie ai quattro punti strappati sia al Parma che al Bologna (decisivi nella classifica avulsa) e futuro che i Della Valle possono programmare con tranquillità. Dopo due giorni di stacco («ci vogliono, ho trascurato la mia famiglia per la Fiorentina», la confessione di un sollevato Andrea Della Valle), si tracceranno le linee della prossima stagione. Zoff passerà dalla panchina alla scrivania, forse con un ruolo di dirigente supervisore, al suo posto arriverà Guidolin («è uno dei tre-quattro nomi che abbiamo sulla lista», precisa Della Valle). Per Corvino ds è fatta, l’altro colpo potrebbe essere Franco Baldini (dimessosi da Roma) che sostituirebbe Lucchesi, che farebbe ritorno nella capitale. Scenari da scrivere, il mese di giugno sarà decisivo.
Il Brescia cede e retrocede senza l’onore delle armi, deludendo i cinquemila che avevano affrontato il viaggio della speranza: squadra disposta malamente in campo con un atteggiamento superprudente e una sola punta di ruolo (Caracciolo) abbandonata a se stessa. Insomma, la squadra lombarda «cicca» la partita più importante dell’anno. «Serviva un’impresa nell’impresa, ma i viola si sono dimostrati più forti», il commento in casa bresciana. Il merito va dunque a una Fiorentina caparbia, trascinata da un superlativo Maresca («avesse giocato così negli ultimi due mesi...», sussurrano in tribuna), dal generoso Di Livio, che in settimana potrebbe appendere le scarpette al chiodo, fino a Riganò, capace di segnare un gol dopo 100 secondi dal suo ingresso in campo. Questi ultimi, idoli dai tempi - nemmeno tanto lontani - della C2. E la salvezza è soprattutto loro: alla fine sono i più applauditi, anche più di Maresca fischiato a lungo nel corso della stagione. Nonostante lui mostri una maglietta celebrativa («non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta») e regali assist a valanga ai compagni. Negli 82 minuti giocati gli mancherà solo il gol, colpa di un palo che respinge il suo fendente dopo ventitré minuti.
C’erano molti sospetti tra il pubblico viola dopo i disastri di Rosetti – vedi mani netto di Zauri sulla linea di porta - domenica all’Olimpico. Alla fine tutti gli episodi determinanti girano a favore della Fiorentina e quelli del Brescia non possono nemmeno lamentarsi. Il rigore che sblocca la partita – trasformato da Miccoli, dodicesimo centro stagionale – nasce da un pasticcio Wome-Domizzi con quest’ultimo che atterra Pazzini. Il secondo gol parte da un’azione magnifica di Maresca e si conclude con la facile trasformazione di Jorgensen sotto porta. Il terzo, infine, è una prodezza visiva del guardalinee Farneti che pesca la deviazione di Castellazzi all’interno della rete sul colpo di testa di Riganò. E che risolve l’unico dubbio di un Collina perfetto nella gestione del match, il numero 240 in A.
Forse l’ultimo della sua carriera, spareggi e finali di Coppa Italia esclusi.