Il «rigore» di Tps non vale per il suo ministero

da Roma

Spese raddoppiate per gli stipendi e aumenti ancora maggiori per i viaggi di lavoro di ministro, viceministri e sottosegretari. Insomma il dicastero dell’Economia è rigoroso ai tavoli con le parti sociali o con i colleghi del governo e di manica larga nelle spese proprie. L’accusa questa volta non viene da qualche sindacalista stremato da una trattativa con Tommaso Padoa-Schioppa, ma dalla Corte dei conti. Ed è contenuta nel Rendiconto generale dello Stato relativo all’esercizio finanziario 2006. I giudici contabili sostengono, in sintesi, che nel dicastero dell’Economia i risparmi sono solo di facciata. E che le spese sono aumentate per «l’incremento del personale politico del ministero».
Difficile fare risparmi, sembra dire la Corte, quando in un dicastero c’è un ministro, un viceministro pesante come Vincenzo Visco, il suo collega Roberto Pinza e sei sottosegretari. I conti fuori controllo di via XX Settembre sono quindi un effetto collaterale del boom di nomine che ha caratterizzato l’esecutivo Prodi (più di cento tra ministri e sottosegretari).
Risultato pratico, «il sostanziale raddoppio del capitolo delle spese per stipendi e altri assegni al ministro e ai sottosegretari di Stato», e «un ancor più rilevante aumento delle disponibilità del capitolo spese per viaggi all’estero del personale politico del ministero». Solo una «modesta eccedenza» per il personale di diretta collaborazione del ministro.
I costi sono lievitati, ma all’esterno non è emerso niente. Anzi. Gli stanziamenti risultano ridotti del 36,9 per cento. Una sforbiciata in linea con i propositi di risparmio del governo, ma che è «in realtà solo apparente, in quanto imputabile, pressoché per intero, non a tagli di spesa quanto, piuttosto, all’avvenuto riparto» tra alcuni i capitoli.
Al netto di questi movimenti, la spesa per il funzionamento del ministero dell’Economia registra «un incremento pari al 13,4 per cento». In sostanza il governo Prodi, da una parte ha tagliato le spese per la gestione dei dicasteri, dall’altra le ha aumentate.
Il ministero dell’Economia ha dato attuazione alla direttiva della presidenza del Consiglio che prevede un taglio alle spese dei ministeri di almeno il 10 per cento più una ulteriore riduzione di 350.000 euro. Ma «il medesimo decreto, peraltro, in relazione ai maggiori oneri connessi con il pagamento dei compensi al viceministro e ai sottosegretari e della specifica indennità di funzione per il personale addetto agli uffici di diretta collaborazione» prevede un incremento di 670.392 euro. Soldi da trovare, non nel bilancio di via XX Settembre, ma «da provvedimenti legislativi in corso, utilizzando parzialmente gli accantonamenti relativi al ministero degli Affari esteri».