Rigori e batticuore, Turchia in semifinale

La squadra di Terim cinica e fortunata. Pareggia con la Croazia addirittura al 122’ con l’unico tiro in porta, poi vince ai rigori

Vienna - Il colpo dei soliti noti, ma stavolta ai rigori. Turchia che si arrampica nella semifinale d’Europa. Sorta di Grecia cenerentola come quattro anni fa, ma dal gioco peggiore. La favola voleva che fosse Ivan Klasnic a regalare un sogno ai croati, ma l’angelo calcistico che sorveglia la storia di Fatih Terim non c’è stato: il gol del ragazzo uscito dal doppio trapianto ai reni, dono di mamma e papà, ha regalato la semifinale per un minuto e 15 secondi (con un piccolo regalo di Rosetti). Il tempo che Semith Senturk tentasse il colpo a sorpresa dei soliti noti e nel secondo finale dei supplementari sfruttasse l’ultimo, forse l’unico, errore della difesa croata per portare la squadra ai rigori. Rigori per decidere la squadra da sacrificare alla voracità dei tedeschi tornati panzer. Tre errori croati hanno deciso a chi toccava. Molto più bello ed affascinante godersi la marea tifosa in giro per Vienna che l’isterico ansimare di due squadre incapaci di produrre gioco ad alto coefficiente spettacolare. Il ring, ovvero il centro-cuore-attrazione della città, si è colorato di bianco e rosso, i colori dominanti delle maglie di entrambe le squadre, ed è stato tenuto sotto controllo dalla polizia preoccupata dai risvolti politico-religiosi che promettevano scintille. Dopo il match non sono mancati scontri tra le opposte tifoserie.

Gli incidenti maggiori si sono verificati nel quartiere Ottakring, dove ridiede la gran parte della comunità croata. Centinaia di tifosi croati sono venuti a contatto con sostenitori turchi che stavano festeggiando la vittoria. La delusione degli slavi si è sfogata con un fitto lancio di bottiglie e pietre: danni anche alle finestre che esponevano bandiere turche. La polizia è intervenuta.

Turchia con un assenti di peso, non fisico. Croazia esaltata dal girone eliminatorio e studiata in diretta da Capello. Entrambe spinte da gran cuore, spirito nazionalistico, voglia di acchiappare l’occasione che fugge. Ma per un tempo tutto si è risolto nel giocare nel fazzoletto di campo che sta tra le due linee del centrocampo: gran correre, bella predisposizione a rispettare ruoli e schemi, ma nulla di più. Se non si fosse trattato di un quarto di finale europeo, nessuno avrebbe pensato al calcio che trascina audience e milionate di euro. Giocare pulito, poco raffinato, molto fisico, velocità d’azione a cento all’ora ma, tutto sommato, calcio di periferia.

La Turchia, prima di prendere lo specchio di porta, ha rischiato che finisse la partita. La Croazia ha lavorato meglio sulle fasce laterali chiedendo a Luka Modric, fisicamente, solo fisicamente, una vaga controfigura di Cruijff, movimenti che destabilizzassero la difesa turca. Impresa riuscita dopo 18 minuti, quando un disperato rasoterra ha pescato Olic alla deviazione: la panchina croata è balzata in piedi intuendo il gol, quasi impossibile da sbagliare, ed invece il dannato ha spedito palla sulla traversa.

Ma quello, e poco altro, è stato il succo dei primi 60 minuti. Olic ci ha riprovato nella ripresa: ha segnato anche, ma in netto fuorigioco. Eppoi ha replicato il festival dell’errore nelle ultime conclusioni dei tempi regolamentari. Squadre con i piumini in attacco. Gran sventolare di promesse assortite da poca sostanza. La Turchia ha organizzato la sua solita difesa passiva in attesa del colpo a sorpresa. Croati con mira da quattro in pagella, come ha dimostrato Rakitic dopo 70 minuti: gran triangolo al limite d’area e conclusione da farsi mandare al diavolo. Invece, poco più tardi, Rustu ha tolto ogni dubbio sulla sua reattività andando a toglier di porta una punizione di Srna. Emozione da centellinare fra i ricordi, che poi sono diventati spettacolo nel botta e risposta finale.