«Riky, vai dove ti porta il cuore: qui con noi»

Caro Pato, gli elogi si sprecano: Kakà dice che lei è pronto per il Fifa world player. C'è il rischio di perdere la testa?
«No, siatene sicuri. Sono contento di vivere questa stagione al Milan, ma penso a lavorare sodo e a raggiungere traguardi come quello di Zurigo il più in fretta possibile. Perché in giro per il mondo ci sono tanti altri talenti che meritano la lode».
Per esempio?
«David Luiz del Benfica, oppure Anderson del Manchester o ancora Freddi Adu del Monaco: giovanissimi, come me».
Thiago Silva, l'ultimo arrivato, è di valore ma di media statura...
«Sarà, ma salta come uno di due metri, datemi retta».
Ha notizie di Felipe Mattioni, l'ultimo arrivato?
«Certo, l'ho frequentato nell'under 20, e si tratta di un buon elemento».
Superata la sindrome da delusione dopo Pechino?
«Non c'è mai stata alcuna sindrome: l'avete scritto voi giornalisti italiani, ma io ero sereno e tranquillo, sapevo cosa avevo fatto alle Olimpiadi con la mia nazionale e non mi ero depresso».
Come va adesso con Dunga, il ct?
«Rapporti buoni: io parlo sempre con lui, faccio quel che mi raccomanda di fare durante gli allenamenti».
A fine febbraio c'è Italia-Brasile, a Londra, di martedì...
«E vorrei esserci. Anzi non vedo l'ora di giocarla quella sfida».
Adesso sulla graticola a Milano è finito Balotelli...
«L'ho conosciuto dopo il derby d'andata. Abbiamo chiacchierato a lungo, è un bravo ragazzo, sono sicuro che può fare tanto ancora per l'Inter».
Eppure non riesce a entrare in sintonia con Mourinho: che consigli gli darebbe?
«Di fare quello che gli piace, di allenarsi forte e duro e di avere la testa sgombra da altri problemi, non deve farsi condizionare da quello che scrivono i giornali sul suo conto. È forte Balotelli, ce la farà».
Dice Ancelotti: Pato può fare il numero fatto a Roma 4-5 volte a partita. È così?
«Me lo ripete ogni giorno e io ci provo. Se ho la palla tra i piedi e lo spazio davanti, io parto».
Emerson sostiene: Pato diventerà forte come Ronaldo...
«Da piccolo sognavo di diventare come lui, volesse il cielo che mi riuscisse di eguagliarlo in quello che Ronie ha fatto con i club e con la Seleçao. Io mi ispiro a lui e ricordo sempre quel gol fatto col Barcellona quando partì da metà campo, ne saltò 4 prima di fare centro: è il mio punto di riferimento».
È in crisi con la fidanzata?
«Lo scrivono su internet perché non ho fatto il cuoricino a Roma: avevo Beckham sulle spalle, come facevo? La mia ragazza arriverà a Milano a giorni, va tutto a gonfie vele».
Il Milan non sfrutta il tesoro di Pato: da che dipende?
«È una domanda? Ecco, forse come squadra abbiamo un difetto: non chiudiamo mai le partite».
Se segna giocando da punta unica non potrà più tornare indietro?
«Se Kakà e Ronaldinho continuano a darmi una mano e quei palloni invitanti, io sono felice».
A proposito di Kakà: ma lei lo vede bene al Manchester City?
«Kakà ha casa e famiglia a Milano, gioca nel Milan, è un giocatore simbolo di questa squadra. Per me deve restare al Milan. Non so cosa deciderà ma gli dico di fare la cosa che gli suggerisce il cuore».
Si è convinto che il Milan può arrivare davanti a Inter e Juve?
«Lo so, per vincere lo scudetto dovremmo vincere tutte le partite nel girone di ritorno. Ma abbiamo un altro compito: non dobbiamo lasciarli andare via. Non abbandono l'idea: io voglio vincere anche alla play-station».
Un difetto e un pregio del Milan attuale.
«Chi viene a Milanello e guarda Paolo Maldini impara tante cose: questo è il pregio. Di difetti non ne ho ancora trovati».
Cosa succederà quando tornerà Borriello?
«Non decido io, sarà Ancelotti a farlo. Io aspetto e se ha bisogno di me, sono pronto».
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