Il rilancio di Agnelli: «Un tavolo politico per il futuro del calcio»

Torino Alle cinque (e mezzo) della sera, senza che Federico Garcìa Lorca c'entri nulla, Andrea Agnelli sotterra l'ascia di guerra. E la Juventus prova a lasciarsi alle spalle giorni di polemiche, tensioni, ricorsi, esposti e quant'altro. Lo fa in coda a una giornata in cui era stata tirata per la giacca da parte di Gianni Petrucci, il numero uno del Coni che aveva parlato di «doping legale» nel calcio, chiaro riferimento al recente operato della Signora. Ecco: a quel punto, intorno all'ora di pranzo, la Juventus ha deciso di replicare. Ore 17,30 a Vinovo: due soli giorni dopo la richiesta di risarcimento danni di 444 milioni avanzata alla Figc tramite un esposto al Tar del Lazio e nemmeno ventiquattro ore dopo la decisione del Tnas di dirsi «non competente» circa la revoca dello scudetto del 2006 assegnato all'Inter e ormai non più riottenibile.
Le premesse erano insomma quelle di altri dardi da scoccare verso la Federazione, il suo presidente Abete e magari lo stesso Petrucci. Invece, con tono pacato, Agnelli ha cambiato stile e marcia pur senza rinnegare quanto fatto finora: «Accolgo il richiamo alla serenità fatto da Petrucci. In un momento così difficile per il nostro Paese, la mia proposta è quella di costituire, anche con il contributo del nuovo ministro dello Sport Gnudi, un tavolo politico che riveda tutti i fatti accaduti dal 2006 in avanti e che faccia confluire gli sforzi di ognuno per dare un futuro allo sport e al calcio di alto livello. Mi riferisco per esempio a leggi sugli impianti sportivi, alla riforma del Codice di Giustizia Sportiva, alla revisione della Legge Melandri sulla ripartizione dei diritti televisivi. Ad alto livello il calcio è un business da centinaia di milioni di euro, non solo un gioco: c'è bisogno di leggi adeguate». Dopo i missili lanciati fino all'altro ieri pare un passo indietro, ma Agnelli insiste nel volerlo considerare diversamente augurandosi che anche l'Inter sia della partita: «Se Moratti non accetterà? A quel punto vedremo. In ogni caso non sta a me dettare l'agenda: un tavolo politico sarebbe comunque un buon modo per portare serenità. La nostra richiesta di risarcimento avanzata al Tar? In presenza del tavolo, saremmo pronti a comportarci di conseguenza». Ovvero a ritirarla, pare chiaro. Mani tese, allora: guardandosi ancora di soppiatto, ma provando davvero a chiudere calciopoli e senza nemmeno escludere di potersi un giorno rivalere («aspettiamo i tre gradi di giudizio») su Moggi e Giraudo.
Forse resasi conto di essere chiusa in un angolo, la Juventus insomma rilancia non prima di avere ribadito la propria certezza di essersi comportata rispettando tempi e modi: «Nel maggio 2010 - ha ricordato Agnelli - abbiamo inoltrato un esposto alla Figc per verificare i presupposti dell'assegnazione dello scudetto 2006. Il nostro atto è rimasto lettera morta per 14 mesi e, dopo l'accettazione della nostra richiesta arrivata nell'ottobre 2010, soltanto il 1 luglio 2011 abbiamo ricevuto la relazione di Palazzi, per coincidenza pochi giorni dopo la prescrizione degli atti probatori contestati. Voglio dire: il maxiprocesso di calciopoli si è consumato in soli quattro mesi arrivando a pesanti condanne, mentre noi ne abbiamo aspettati quattordici per un esposto di sole otto pagine. A quel punto, ben ricordando cosa dicesse la relazione del procuratore Palazzi (Inter salvata dall'illecito per prescrizione, ndr), la vicenda non poteva che diventare politica: quando il Consiglio federale ha deciso di non decidere, era legittimo valutare in ogni modo come difendere i nostri interessi, utilizzando i legali e gli stessi codici cui fanno fede i principi dell'ordinamento giuridico sportivo italiano. Petrucci ha parlato di doping legale, ma all'incontro che ha proposto per la conciliazione tra le parti - la Juve, l'Inter e la Figc - io ero l'unico presidente presente, mentre la Federazione e il club nerazzurro erano rappresentati dai loro avvocati». Agnelli, insomma, rifarebbe tutto. Ma adesso non vede l'ora, lui per primo, di guardare avanti: «La perfetta chiusura del cerchio sarebbe quella di tornare a vincere sul campo». Magari già quest'anno.