«Il rilancio dell’Alfa dal 2009 Cina e Usa le sfide da vincere»

L’ad Baravalle parla delle opzioni per affrontare i nuovi mercati. «La Junior in America? Ci credo»

nostro inviato a Torino

Luci e ombre in casa Fiat. Spenti i riflettori sulla nuova 500, chiamata a ricambiare la fiducia di tutti quegli automobilisti che l’hanno ordinata senza nemmeno vederla o provarla, l’attenzione dell’amministratore delegato Sergio Marchionne torna a concentrarsi sull’Alfa Romeo. In più occasioni il top manager ha definito il rilancio del marchio come la sfida più difficile. Da sciogliere, per esempio, c’è il nodo Pomigliano, la fabbrica campana che cerca di accaparrarsi uno dei futuri modelli del Biscione. Prima, però, i dipendenti dovranno dimostrare di meritare la fiducia dell’azienda. Marchionne, nel recente incontro avuto con i sindacati, è stato chiaro: ci vuole più impegno sul fronte della qualità, come è necessaria una minore conflittualità nelle relazioni sindacali.
Per l’amministratore delegato di Alfa Romeo Automobiles, Antonio Baravalle, il vero nuovo volto dell’Alfa Romeo sarà visibile solo alla fine del prossimo anno, «quando sul mercato - spiega al Giornale - arriverà la nostra Junior».
Intanto vi state preparando a due importanti sbarchi: in Cina e negli Usa...
«Sulla Cina, mercato che per Alfa ha sicuramente degli spazi, stiamo valutando diverse opzioni. Dobbiamo decidere se comportarci come piccoli importatori, ovvero vendere tra le 5mila e le 7mila vetture, oppure se metterci allo stesso livello di concorrenti come Audi e Bmw. A questo punto per superare una determinata soglia, potrebbe essere necessario appoggiarsi a un partner».
E gli Stati Uniti?
«Il ritorno negli Usa è confermato per il 2009. Stiamo definendo le necessità tecnologiche e di mercato. E stiamo guardando a come approcciare il Paese a livello di distribuzione».
Maserati può essere, in proposito, un’opzione?
«Potrebbe essere una base di partenza con la sua struttura che conta una cinquantina di dealer. Sul fronte commerciale davanti a noi ci sono due strade: fare da soli o con qualcuno».
Alfa Romeo, quindi, potrebbe appoggiarsi a qualcun altro?
«Sul fronte commerciale davanti a noi ci sono due strade: fare da soli o con qualcuno. Trovare un partner è una delle tante ipotesi».
E se così fosse?
«L’opzione Maserati può essere considerata come soluzione di partenza, ma non finale. C’è un’opzione intermedia, avere cioè tra i 150-200 concessionari come Land Rover e Jaguar. E poi c’è il salto sulle dimensioni dei grandi attori sul mercato Usa, come Lexus o Bmw che possono contare su oltre 350 punti vendita. Ma non dimentichiamo la strada scelta da Smart che si è accordata, per esempio, con il gruppo Penske. Una decisione sarà presa entro l’anno».
Nelle scorse settimane lei ha presentato i piani di Alfa Romeo in un incontro organizzato a Londra da Morgan Stanley...
«Oggi nel Regno Unito con 40 dealer in meno vendiamo il 30% in più degli anni precedenti. La percezione della rete è totalmente cambiata, abbiamo ottimi riscontri dal punto di vista della soddisfazione del cliente. Di questo ho parlato a Londra».
Avverte il pressing di Marchionne?
«È corretto che ci sia. La Fiat con la 500 ha aperto un nuovo ciclo, ora siamo noi a dover dimostrare il nostro valore».
Gli obiettivi di quest’anno?
«Continuiamo nel processo di crescita, come è avvenuto nel 2006. Ma sarà il 2009 il vero anno del rilancio, quando avremo a regime la Junior e la 149».
Anche la Junior sarà destinata al mercato Usa?
«Ci credo molto, visto che in America la Mini vende 50mila auto. La nostra potrebbe essere una vettura con un posizionamento unico per quel mercato».
Quando Alfa Romeo sarà indipendente dal punto di vista finanziario?
«A 220-230mila vetture (155mila le vendite nel 2006, 163mila la stima per il 2007, ndr) possiamo autofinanziare la ricerca e lo sviluppo. Ma sono convinto che una volta raggiunte le 300mila unità previste nel 2010, su cui non ho il minimo dubbio, con i prodotti che la clientela desidera e una rete ad hoc, questo marchio possa riservare, a livello di dimensioni, delle sorprese».