Un rilancio da leader

Silvio Berlusconi ha scelto «casa Mastella» per parlare agli avversari, ma soprattutto agli alleati. È stato il suo primo intervento pesante nella stagione che si apre, quella su cui il centro-destra scommette per cercare di archiviare il governo Prodi e di chiudere la legislatura. Non sono mancate alcune novità di rilievo.
La prima, la più importante, è la condivisione del «pronostico» fatto alla vigilia da Gianfranco Fini che si torni alle urne la prossima primavera. Per un leader politico indicare questo scenario non significa solo dar voce alla speranza del proprio elettorato, ma soprattutto lavorare per realizzarlo. E, allora, ecco la seconda novità, cioè il no alla riforma elettorale su modello tedesco che nei fatti porterebbe al superamento delle coalizioni. Un no che significa quindi porsi il problema dei rapporti con i partner e del ricompattamento dell'alleanza dove, negli ultimi mesi, nell'incertezza del futuro, ciascuna forza ha lavorato per rafforzare la propria identità. Così - questa è l'altra novità - è tornato a parlare della federazione, come passaggio in vista del traguardo più lontano di un nuovo soggetto politico unitario.
Si è presentato sulla scena non solo come il leader di un «popolo» che aspira alla rivincita, non solo come il titolare di un vasto pacchetto di voti, ma come il capo di un'alleanza politica che cerca di attrezzarsi per sconfiggere la maggioranza che c'è e di presentarsi come un'alternativa di governo. Ha risposto alle sollecitazioni che gli sono venute negli ultimi giorni, a indicare un percorso e dei traguardi, e ha detto alcune parole chiare.
La parola più chiara è che la coalizione è la priorità, in un sistema bipolare che certamente è fortemente sentito nella società più che nel mondo politico. Riaffermare questa priorità, nella confusione aperta dalla crisi del centrosinistra, significa chiudere infatti una situazione di incertezza e riproporre agli alleati, ai maggiori alleati, da An alla Lega e all'Udc, la prospettiva di un percorso comune.
Il centrodestra - se per centrodestra intendiamo un progetto politico di governo e di innovazione, formato da una pluralità di soggetti - aveva bisogno di chiarezza su questo punto decisivo, da parte del leader capace di raccogliere una così vasta audience elettorale e di guidare il percorso all'alternanza. Si tratta di una chiarezza utile a tutti, sia a Fini, partigiano inflessibile del bipolarismo, sia a Casini, che ha vissuto in questi mesi a cavallo tra la prospettiva di una legge elettorale «libera tutti» e il contributo da dare al rilancio del bipolarismo.
Berlusconi ha indicato dunque le possibilità della Casa delle libertà, dopo una lunga fase di divisioni, di incertezze, di frustrazioni di fronte all'impossibilità di incidere sullo sgretolamento dell'Unione. Lo ha fatto da «casa Mastella», ottenendo il suo consueto successo di pubblico, al punto da imbarazzare l'Udeur, sempre sospettata di eresia dai suoi malevoli alleati. E ha pronunciato concetti che possono essere interpretati così: il centrodestra riparte.