Rilancio Tremonti: «Orgogliosi della nostra politica Il lavoro? Legge sulla sicurezza un lusso troppo caro»

«Siamo orgogliosi e convinti della politica che con il governo abbiamo fatto. Ora dobbiamo ricominciare a ragionare su una riforma fiscale». Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è sbarcato ieri al Meeting di Rimini. Ospite principale della giornata clou. E non ha deluso le attese, annunciando misure che sono nelle corde del pubblico ciellino. Il quasi default della Grecia ha interrotto i piani del governo, ha premesso, ma ora è arrivato il momento di tornare a lavorare alle riforme. Si parte dal fisco. Quello italiano è complicato e la pressione è molto alta, ma non più di altri Paesi. Serve semplificare per poi utilizzare le risorse in modo selettivo. «Pensiamo ci sia spazio per tre agevolazioni, indirizzate solo su famiglia, lavoro e ricerca». Musica per i ciellini che hanno applaudito più volte il ministro di ritorno dal vertice del Pdl (battimano calorosi anche quando ha portato alla platea i saluti del premier). Nell'area cattolica è forte la richiesta di misure fiscali pro famiglia. Ma Tremonti ha spiegato che qualunque riforma non sarà fatta in deficit. «È fondamentale studiare, fare giusti calcoli, perché il politico firma l'assegno, ma se poi è scoperto, lo pagano i cittadini». Un invito alla cautela, ma anche il gusto di dire che, tenendo chiusi i cordoni, aveva visto giusto. Le riforme annunciate da Tremonti suonano tanto come un prodotto del vertice di maggioranza dal quale era appena arrivato. E non si limitano al fisco. Il ministro spiega che i punti per il rilancio sono anche altri: il nucleare, l'istruzione e il federalismo fiscale. C'è anche il capitolo lavoro, con la partecipazione dei dipendenti agli utili d'impresa. Tesi apprezzata dai sindacati, in particolare da Cisl e Uil. E in serata, alla Festa della Lega, Tremonti è tornato sul tema del lavoro: «Dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili, siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato, dobbiamo cambiare», sottolineando subito dopo che «robe come la 626 (legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci».