«Rilasciati autista e interprete Domani li interrogheremo»

Potrebbero essere proprio loro a riferire le richieste dei rapitori. Gli Usa: Karzai saprebbe dove sono tenuti gli ostaggi

Bahram Rahman

«Abbiamo chiamato il numero di telefonino di uno degli afghani che accompagnava i due italiani scomparsi. Qualcuno ha risposto, ma senza dire una parola. Non voleva parlare con noi», spiega una fonte della polizia afghana nella provincia di Herat, contattata da il Giornale, che segue il caso dei militari italiani rapiti. In Afghanistan è una specie di prassi che il primo tentativo di contattare i sequestratori avvenga attraverso il telefonino degli ostaggi. Nel caso di Clementina Cantoni, la volontaria rapita nel 2005 a Kabul, anche i giornalisti riuscivano talvolta a parlare con Timor Shah, il capo dei sequestratori, sul telefonino dell’ostaggio. In serata, però, arriva una notizia importante. La polizia di Herat, attraverso il generale Ali Khan Husseinzada, rivela che i due afghani, collaboratori dei nostri militari, sono stati rilasciati, e «domani li interrogheremo». Potrebbero essere proprio loro a farsi portavoce delle richieste dei rapitori. E da New York l’ambasciatore Usa all’Oni, Zalmay Khalizad, fa sapere che il presidente afghano Hamid karzai ha notizie di dove potrebbero essere tenuti prigionieri i due italiani.
Il generale, capo del dipartimento investigativo criminale della provincia di Herat, è l’unico che accetta di parlare del nuovo sequestro. «Vi confermo che non si hanno notizie dei due italiani da ieri pomeriggio (sabato Nda). Sono scomparsi nel distretto di Shindand, dopo aver parcheggiato uno dei loro veicoli a un posto di blocco della polizia. Con un altro mezzo se ne sono andati via senza informarci della loro destinazione. Quando i nostri uomini non li hanno visti tornare indietro ci hanno informato», spiega l’ufficiale. Secondo il generale «è ancora presto per fare delle ipotesi concrete, ma se si tratta effettivamente di un rapimento sono stati i talebani oppure i contrabbandieri» di droga e armi attraverso il poroso confine iraniano, che spadroneggiano nell’area dove sono spariti i due militari. Lo stesso Husseinzada ammette che la zona «è sotto limitato controllo delle forze governative. I talebani sono forti e hanno un certo sostegno fra gli abitanti. Abbiamo preoccupanti informazioni che si tratta di un rifugio sicuro per i criminali, da dove partono per creare problemi anche alla città di Herat». Rapimenti, attentati ad alti ufficiali della polizia, volantini dei talebani che appaiono dal nulla stanno deteriorando la situazione a Herat, dove ha sede il quartier generale italiano responsabile per la missione Nato nell’Afghanistan occidentale. Guerriglia e criminalità comune sembrano essersi alleati e il capo della polizia del capoluogo è stato recentemente silurato a causa del malcontento popolare.
«Stiamo lavorando sulla scomparsa degli italiani – spiega Husseinzada –. Siamo certi che gli anziani delle tribù locali potranno giocare un ruolo importante e pianifichiamo un loro intervento per cercare di risolvere il caso».