Rilling dirige la Verdi in un tris di concerti

Il direttore d’orchestra Helmut Rilling è un gigante nel repertorio bachiano e interprete di riferimento del Settecento. È venuto innumerevoli volte a Milano, ospite della Società del Quartetto e poi dell’Orchestra Sinfonica Verdi di cui apprezza «la tecnica e l’entusiasmo: mi piace l’approccio gioioso alle cose. Lavorare con i giovani arricchisce». Queste erano le impressioni a caldo del primo incontro con la Verdi, fra una prova e l’altra delle Stagioni di Haydn. Apprezzamento confermato con il ritorno sul podio dell’Orchestra milanese, nell’Auditorium in Largo Mahler, oggi (ore 20.30), domani (ore 19-30) e domenica (ore 16). Austriaco il programma, con il Concerto in si bemolle maggiore KW 595 di Mozart incorniciato dalla Sinfonia funebre n. 44 di Haydn e la Sinfonia D 417 La tragica di Schubert. Siede al pianoforte Robert Levin, interprete che alla maniera antica ama improvvisare là dove possibile, anzitutto nelle cadenze che siglano la fine di un movimento. Un mozartiano votato, Levin, sempre pronto a scovare e ricombinare nuovi frammenti (ovviamente di Mozart). Dedizione che ha contribuito a guadagnarli una cattedra all’Università di Harvard. Rilling, classe 1933, di Stoccarda, è invece sensibile alla formazione e al lancio dei giovani, nel 2001 ha creato il Festival Choir and Orchestra of the European Music Festival Stuttgart, crogiolo di giovani di 25 nazionalità. È fra i leader indiscussi di Bach, ascoltare per credere. La montagna di 172 dischi, ad esempio.