Per rimanere un’«isola» Monza boccia pure la metro Ma le imprese si ribellano

Contro autodromo, parcheggi e un casinò dentro la Villa Reale: comitati e associazioni frenano ogni sviluppo

Lavori in corso, deviazioni, cantieri stop and go e, ancora, una quarantina di semafori. Ecco i venticinque chilometri che separano Milano da Monza. Distanza all’insegna della lentezza stradale che una linea metropolitana colmerebbe senza troppi disagi. Ma, sorpresa, c’è chi dice «no» al metrò.
Sì, avete letto bene: c’è chi dice «no» al prolungamento della metropolitana dall’attuale capolinea di Sesto San Giovanni sino alla stazione di Monza, a due passi dal centro storico. E ancora «no» al progetto della filiale del casinò di Campione d’Italia dentro la Villa Reale e pure «no» sia all’autodromo che ai parcheggi sotterranei. Pollice verso anche al turismo nella capitale della Brianza che nonostante i tagli dell’amministrazione Mariani al bilancio del settore turismo - appena 484mila euro per la promozione turistica - vorrebbe puntare su Expo 2015.
Tutte contraddizioni della nuova Provincia, dove il «no» sarebbe sinonimo di monzesità ovvero di quel sentire comune di valori e idea del patrimonio storico, culturale, di usi e costumi che, nei fatti, respinge tutto ciò che sa di forestiero. Monzesità declinata da comitati civici e ambientalisti in servizio permanente effettivo.
«Sono però i nemici della nuova Provincia» afferma deciso Gigi Ponti, candidato in pectore alla nuova presidenza per il Pd, o come meglio argomenta Stefano Carugo, assessore Pdl al Comune, «sono i naufraghi di quello che era un sistema isolato dal mondo».
Eppure, dati alla mano, Monza è il più potente concentrato imprenditoriale d’Europa (e qualcuno giura del Mondo) dopo il Bad Gutenberg tedesco, la Catalogna spagnola e la Rhnes Alpes francese. «Siamo una delle più grandi realtà economiche ma trascurata dai flussi degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei servizi. Deficit che si ripercuote direttamente sulla competitività del sistema e delle imprese» commenta Carlo Edoardo Valli, presidente di Confindustria Monza e Brianza.
Nessuno stupore, allora, se «per andare a Malpensa e a Orio al Serio da qui ci mettiamo due ore. Il Malpensa Express qui non si ferma. È possibile?» domanda il vicesindaco Dario Allevi. Ma il problema non sta solo nel Malpensa Express, la questione sta nel resistere sempre (o quasi) contro ogni possibilità di sviluppo: «Trasformare Villa Reale in un casinò avrebbe significato salvare la Reggia dalla sorte di abbandono in cui versa e darle una funzione chiave per l’economia locale» spiega Achille Colombo Clerici, presidente di AssoEdilizia. Ma il doppio vantaggio chiosato da Colombo Clerici non raccoglie consensi: «Altro che casinò! Abbiamo altri progetti di natura culturale. Monza non ha bisogno di una sala giochi e sulla Villa abbiamo proposte diverse» sostiene seccato Pierfranco Maffè, assessore ai Parchi e alla Villa Reale.
Risposta d’orgoglio che respinge un’idea «forestiera», orgoglio prepotente che un virgolettato del fronte industriale aiuta a meglio comprendere: «Noi imprenditori brianzoli rispettiamo la Grande Mela milanese ma non possiamo considerarci soltanto una loro periferia industriale». Parola di Matteo Parravicini, leader dei giovani Confindustriali: «Siamo stufi di essere considerati la periferia di Milano. Questa è un’area industriale omogenea, con tradizioni manifatturie imponenti, prospettive grandi e con una densità di 365 aziende per chilometro quadrato». Chiaro, servono infrastrutture, collegamenti con aeroporti e bretelle. Ma c’è chi dice «no», sempre e comunque.