Rimborsi in ritardo all’associazione motulesi: assistenza a rischio

Mesi senza stipendio, ritardi nella restituzione delle spese sostenute, tariffario dei rimborsi inadeguato e fermo ai tempi della lira. Sono tanti i disagi con cui gli operatori dell’Associazione laziale motulesi devono convivere ogni giorno. Difficoltà imputabili alla Regione, ma che ricadono irrimediabilmente su soggetti meritevoli di una tutela rinforzata visto il loro status.
Fondata nel 1976, l’Alm si occupa, in regime di convenzione con la Asl Roma C, del recupero di minorati fisici, psichici e sensoriali. L’associazione assiste, a titolo gratuito, circa 700 pazienti (perlopiù in età evolutiva e provenienti da famiglie in difficoltà) e dà lavoro a 250 tra dipendenti diretti e liberi professionisti. La legge regionale prevede ogni mese un rimborso pari al 90 per cento dell’importo fatturato, trascorsi 90 giorni dalla fine del mese di riferimento. Il restante 10 per cento dovrebbe invece essere corrisposto tramite un conguaglio annuo. Il condizionale, però, è d’obbligo. «Subiamo ritardi superiori ai 30 giorni che ci impediscono di pagare con puntualità gli stipendi - spiega il fondatore e presidente Giuseppe Sorce, 83 anni -. Nessuno si è preoccupato di versarci il 10 per cento relativo allo scorso anno, mentre le nostre strutture rischiano il collasso e siamo sottoposti a procedure esecutive da parte dei creditori», tra cui figurano enti previdenziali e lo stesso erario dello Stato. In più fino al 2009 non sarà possibile superare il budget del 2006, il che significa costringere di fatto l’associazione a negare l’assistenza a molti ragazzi in difficoltà. «E non stiamo parlando - aggiunge Sorce - di chissà quali somme: le tariffe sono state aggiornate per l’ultima volta nel lontano 1996».
Oltre a gestire cinque sedi (due a Roma, una a Settebagni, Tivoli e Nemi), l’Alm ha acquistato di tasca propria 18 pulmini attrezzati per il trasporto dei disabili. Ognuno di questi mezzi copre ogni giorno fino a 200 chilometri per prestare servizio gratuito a domicilio. «Per ogni assistito - continua il presidente - riceviamo un contributo di poco inferiore ai 9 euro, una somma irrisoria che non ci consente di rientrare dei costi di autista, assistente, bollo, assicurazione e carburante per vettura. Siamo alla canna del gas».