Rimessaggio sulla spiaggia e la gente teme i veleni

Pittano e carteggiano, uno scafo via l’altro, da aprile a settembre. Togli l’antivegetativo, metti l’antivegetativo (tossico). Tradotto: ordinario rimessaggio; lo straordinario è che avvenga sul lungomare di Santa Margherita Ligure, banchina Sant'Erasmo, con il mare nostrum a raccogliere i frutti del restyling. Gru chiocciate nel mezzo a sollevare barche e segnaletica gialla a delimitare le aree operative. In mezzo la gente a passeggio, con le gru in manovra e l'omino a fare segno; con gli operai a sistemare gli scafi, le carrozzine a scartare la polvere, il mare che sciaborda lì sotto, e i ristoranti vista carene. Anomala commistione per una Santa che, votata al turismo, pattina quanto meno sulla sicurezza. Perché è vero che all'ingresso spicca il cartello «Attenzione zona portuale. Evitare transito pedonale a ciglio di banchina», ma nella stessa area, adiacente alla postazione-gru, creativamente tracciato serpeggia un passaggio pedonale. Un ossimoro dentro quell’area che comunque non è transennata, dove comunque gli addetti operano, e mica spostano noccioline. Dalla terrazza de La Cambusa l'occhiata è ottimale: «È sempre stato così, ma sa da quanto la gente si lamenta?» Luciano De Angelis, titolare del ristorante, la mette giù dura: «Non è bello a vedersi e non esiste che uno passeggi a rischio. Dove sono i Verdi che contestano l'allungamento del porto? Non commentano sull'antivegetativo spruzzato». E in mare cosa ci finisce? Sfogo unanime, «non è giusto ci sia un cantiere permanente». Ma la faccenda viaggia negli anni. Per colpa di chi? Questione di lana caprina, che la palla rimbalza tra Comune e Capitaneria di porto. Micheli, comandante del locale Circomare, insiste che la situazione è provvisoria e legata al progetto sul porto, ad oggi bloccato; ma «chi effettua i lavori di rimessaggio deve mettere in sicurezza l'area - sottolinea il comandante - Né noi né il Comune abbiamo però ricevuto alcun esposto in merito». Comunque «per la parte a terra dal 2002 è responsabile il Comune che destina l'uso delle aree, e ha disposto la segnaletica gialla sulla base di una nostra vecchia ordinanza, che di fatto non ha più valore. Dal 2002 il Comune avrebbe potuto disciplinare diversamente gli spazi in banchina». Ops, che la terra di mezzo viaggia su tacito assenso. Ma, detto questo, «siamo a disposizione per risolvere la problematica nel contingente, con un'ordinanza congiunta ad esempio».
Tiri dritto per la banchina Sant’Erasmo; di fianco la sede della Società di Mutuo Soccorso. Qualche domanda e s'accende la miccia: «Un esposto per eliminare la gru da lì e spostarla sulla punta del porto l'avevamo già presentato qualche anno fa - sbotta il presidente onorario Aristide Mai - con settecento firme in calce. Servito a niente». Qualcuno ti fa notare che mancano le vasche di decantazione. Usano la spugna per pulire le carene, no? «Ma mi faccia il piacere». Ti molla lì, capito niente, che 'sta storia ha la consistenza della tela di Penelope. Finché becchi Mario Bordi della Gi.Di.Mar, la ditta addetta al rimessaggio in quell'area «dal 1972 e da precari naturalmente, perché della concessione neanche l'ombra - incalza Bordi - Noi l'abbiamo chiesta per un'area da attrezzare ad alaggio e varo, e ci sembrava perfetto Piazzale Cagni». Tutto vero, ma senza scantonare, com’è che lavorate? «Una decina d'anni fa abbiamo analizzato il materiale che dalle carene pulite finiva in acqua ed è risultato inerte. Poi usiamo l'idropulitrice e non la sabbiatrice; quando mettiamo l'antivegetativo stendiamo a terra i teloni e ci spostiamo con accortezza perché c'è passeggio». Va bene così, ma i candidati a sindaco come se la smazzano? Per Bottino «il problema si risolverà con la soluzione del porto»; Marsano ribadisce che se non lo avessero sfiduciato avrebbe proseguito il progetto e risolto l'andazzo; De Marchi punta al molo sotto flutto per individuare altre aree utilizzabili e Costa pensa a nuove aree portuali attrezzate destinate al rimessaggio, che «è uno scandalo tenersi l'ambaradan e in pieno centro». Le idee sono chiare, a Santa però aspettano i fatti.