Rimini capitale della pittura religiosa del Trecento

Dittici, altaroli di devozione e polittici che resero celebre Giovanni Baronzio

Preziose opere su tavola a fondo oro, dittici, altaroli di devozione privata, croci, polittici, dossali per chiese e conventi, rari fogli miniati sono esposti fino al 15 giugno a Palazzo Barberini nella mostra dossier a cura di Daniele Ferrara Giovanni Baronzio e la pittura a Rimini del Trecento. La rassegna ruota attorno al Dossale di Villa Verucchio del 1330 di Baronzio, chiamato «Corvisieri» da Federico Zeri che lo scoprì nel 1958. Gli fanno corona i maestri della scuola riminese fiorita nella prima metà del ’300 e rapidamente estinta, forse anche per la peste del 1348. Anni in cui Rimini ha rapporti con la Francia, l’oriente bizantino e le regioni adriatiche e gli artisti sono a conoscenza delle novità di Giotto che in San Francesco lascia la grande Croce pensile e un ciclo di affreschi perduti per la trasformazione della chiesa nel Tempio Malatestiano da parte di Alberti. Poche date punteggiano la biografia di Baronzio, l’unico con nome e cognome. Nominato come testimone nel 1343, nel 1345 firma il polittico di Urbino, nel 1362 era già morto e sepolto in S. Francesco, pantheon dei Malatesta. L’apice della sua arte è il Dossale di Villa Verucchio, il borgo fra Rimini e S. Marino, caro ai Malatesta e ai francescani committenti dell’opera. Smembrato dopo le soppressioni napoleoniche, dei tre pannelli, quello centrale (cuspide?) con la Crocifissione è andato perduto. In occasione del restauro del pannello di Palazzo Barberini, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che ha acquistato l’altro sul mercato antiquario, le due parti sono di nuovo riunite. Narrano, in sei riquadri ciascuno, le storie della Passione dall’Ultima Cena alla Pentecoste. Il racconto di grande vivezza e dai colori brillanti si snoda su due registri, da sinistra verso destra e dall’alto in basso. Fanno corona a Baronzio altri pittori e miniatori «da Rimini» che hanno assimilato i modelli giotteschi.
Galleria Nazionale d’Arte Antica, via delle Quattro Fontane 13, tel. 06-4814591. Orario: 10-19, chiuso il lunedì.