Rimini capitale della settimana rischiatutto

Pronti per il gioco a quiz? In questa settimana ci sarà solo l’imbarazzo della scelta. I nostri sport a traino nazionale ci serviranno il piattino del buon ricordo. E un rischiatutto di successo. Per esempio, che ne sarà della nazionale che non ci ha voluto negare quel pizzico di suspense complicandosi la vita contro la Lituania, proprio alla vigilia di Francia-Italia che vale una notte da botti. Per le botte si vedrà, mancando Zidane. Ed anche Materazzi. E potrebbe già indirizzare, nel male più che nel bene, il nostro cammino nell’europeo.
Eppoi. Come se la caverà Michelone Schumacher a Monza? Prima sulla sua Ferrari, poi con quell’annuncio che da tre mesi promette ed ha scatenato la fantasia di mezzo mondo. «Te ne vai o no? Te ne vai, sì o no?» avrebbero canticchiato a Napoli e dintorni, come fecero all’epoca dell’amato-odioso Ottavio Bianchi.
Ed ancora: ce la farà Valentino Rossi a sollevar la moto in segno di successo a Sepang, come mettesse le ali per cominciare la rimonta e non veder volar via l’idea di vincere l’ottavo mondiale? Valentino ha 38 punti di distacco da Nicky Hayden, da recuperare in cinque gare. Ci vorranno lo sguardo benevolo dello stellone, coincidenze fortunate, magari qualche alleanza raccattata per strada.
Infine, sabato gli occhi sgranati dell’Italia calcistica saranno puntati su Rimini, per un giorno capitale dello sport nostro, dove la mitica Juve che fu di Boniperti e Sivori, di Platini e Zidane, di Charles e Baggio, ma anche di Lippi e Moggi, di Capello e Giraudo, scenderà finalmente in serie B. Quel «finalmente» non suoni offensivo, ma è la descrizione in lettera di quel sentimento onesto (magari poco sportivo), di quell’atto liberatorio che prenderà l’altra metà dell’Italia calcistica per decenni inseguita dal mito di una squadra vincente e mai scesa in serie B, insieme all’Inter soltanto. Quel giorno mancherà a tutti l’avvocato Prisco che, con le sue battute da cabaret al vetriolo, ha inseguito quel sogno per tutta una vita. Ovviamente interista.
Sì, insomma, sabato tutti coloro che seguono il calcio, per tifo, per passione, per necessità o soltanto per scoprire un’emozione, sentiranno un brivido alla schiena, perché questa Juve in serie B, e nel modo come ci è finita, rappresenta un momento storico del calcio e del nostro calcio. E chissà per quante settimane in tanti si chiederanno: salirà o non salirà in serie A? Pane per gli scommettitori.
Già, la serie A. Sabato partirà anche lei. L’estate è stata così piena, intensa e ricca di colpi di scena che le amichevoli sono scivolate via come acquetta e il campionato si sta avvicinando a fari spenti. Tra indifferenza e qualche sbadiglio. Forse già noioso prima di partire, troppo indirizzato in quell’uno (Inter) contro tutti (ma quali?). Vedete, la Juve è così forte che si fa già rimpiangere. Una volta avevamo le sette sorelle. Ora ce n’è rimasta una, con qualche sorellastra. Saremo pure campioni del mondo, ma senza Inter, Milan e Juve in presa diretta e sfida continua, ci sentiamo più trovatelli che fratelli. O sorelle.