Rimini, quindicenne picchiata dalle fidanzate dei suoi stupratori

L’inchiesta è scattata nei giorni scorsi dopo un colloquio con uno psicologo. La violenza risale a questa estate

da Milano

Picchiata dalle fidanzatine (gelose) dei suoi stupratori alle quali aveva raccontato la violenza sessuale. C’è un mondo di paradossi dietro una brutta storia di cronaca che arriva da Rimini e che ha come protagonista involontaria una ragazza di 15 anni. La scorsa estate è stata violentata da un branco di dieci ragazzi, suoi compagni di scuola. Tutti italiani, minorenni e di buona famiglia. La ragazza non ha avuto paura a denunciarli, né a rivelare qualche mese dopo ad alcune coetanee le brutalità subite dai suoi aggressori. Non si aspettava certo che le «fidanzatine» di alcuni di loro si sarebbero vendicate. Violenze psicologiche e minacce prima, schiaffoni e percosse poi. Come conferma al Giornale il suo avvocato Massimo Cerbari, raggiunto telefonicamente a tarda sera, anche se al momento dai primi interrogatori di alcune ragazze chiamate in Procura non sarebbero emersi riscontri sufficienti.
«I suoi violentatori non erano suoi amici - dice l’avvocato Cerbari - e nessuno di loro era il suo ragazzo», come riportano invece alcuni giornali locali. Secondo una prima ricostruzione, la ragazzina si sarebbe appartata con un coetaneo e poco dopo, tra le 21.30 e le 23, i due sarebbero stati raggiunti da altri ragazzi, che l’avrebbero costretta a praticare del sesso orale. Il gruppo, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe composto da adolescenti di età compresa tra 14 e i 18 anni, mentre uno di loro all’epoca dei fatti tredicenne, non è imputabile. Una violenza di gruppo, forse ripresa anche dal telefonino di uno degli aggressori.
Le indagini però sono ancora alle prime battute, sottolinea l’avvocato, e dunque è preso per capire fino in fondo i contorni di una vicenda che offre uno spaccato inquietante. Nei giorni scorsi, davanti a uno psicologo del tribunale minorile di Bologna, la ragazzina ha rivelato di essere stata aggredita da alcune coetanee dopo aver raccontato loro quei terribili momenti, «gelose» per quegli scampoli di violenza ai quali è stata costretta. «Non c’è stato alcun incidente probatorio - sottolinea Cerbari - la ragazzina è stata ascoltata due volte, la prima quando ha reso la denuncia, la seconda circa una settimana fa».
Il riserbo sulla ragazza «è altissimo per tutelare la ragazza che ha subìto la violenza», conclude il legale, «i genitori della vittima temono che fornire altri particolari possa contribuire a svelare la sua identità».
L’avvocato Piergiorgio Tiraferri, che assiste informalmente due delle ragazzine che avrebbero aggredito la quindicenne, ha spiegato a un’agenzia di stampa che secondo il racconto della vittima tra le adolescenti sarebbe volato qualche schiaffone: «Ma il colloquio che hanno avuto le due ragazze con gli inquirenti - sottolinea Tiraferri - si è svolto solo per valutare la situazione dal punto di vista sociologico, ciò per riuscire a circoscrivere l’ambiente in cui il fatto è avvenuto. Tant’è che le domande poste alle ragazze erano del tipo: che scuola fai?, cosa fai di solito? Se litigano o no con compagni o genitori. Tutto qui». Nessun accenno alla lite né alle minacce, dunque. Solo l’inchiesta della magistratura chiarirà i contorni dell’ennesima storia di adolescenza violata nella provincia italiana.
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