La rimonta di Veltroni come i vaticini dei Maya

Caro Granzotto, dopo la bella notizia (la vittoria alle elezioni), ora la doccia fredda. Mia figlia sedicenne tornando da una festa fra amiche, ci ha lasciato di stucco, annunciandoci che il 21 dicembre del 2012 finirà il mondo e che di conseguenza studiare è tempo sprecato. Le ho chiesto chi le aveva messo in testa quelle idee e ho fatto la figura del babbeo perché pare che tutti ne parlino, che sull’argomento siano stati scritti dozzine di libri e che basta andare su Internet per trovare un migliaio di siti appositamente dedicati a quella fatidica data. Lei ne sa niente?
Gianfranco Boffa e-mail


Poco, caro Boffa. Star dietro a tutti i millenarismi è un lavoro sfiancante. Pensi solo agli ambientalisti: ogni due per tre se ne escono annunciando che se non si fa come dicono loro (e loro dicono che bisogna tornare all’epoca delle caverne) tempo tot anni il pianeta muore e noi con lui. Ed ogni tre per due se ne escono segnalando che la ritardata migrazione verso il Messico delle farfalle monarca o l’anticipata uscita dal letargo di una mezza dozzina di pelobati è segno inconfutabile d’una imminente apocalisse planetaria. Balle alle quali ormai abbiamo fatto il callo e che non valgono nemmeno la fatica d’uno scongiuro. La profezia alla quale si riferiva sua figlia credo sia farina del sacco di tale Gregg Braden, uno dei tanti spinellati profeti del riscaldamento globale (tanto per dire: qui dove sono, e non sono al Polo Nord, ancora devo tenere i termosifoni accesi). La data della fine del mondo Braden l’ha ricavata dal calendario Maya, che per quei selvaggi - quando qui da noi furoreggiava il Rinascimento, loro non avevano ancora inventato la ruota e praticavano il sacrificio umano - fecero finire, così almeno si va dicendo, col solstizio d’inverno dell’anno 2012. È da un pezzo che Maya e affini vanno forte. Il manoscritto della Profezia di Celestino, il ridicolo pastrocchio a firma di James Redfield che riscosse un notevole successo fra le anime semplici, era di mano Maya. La New Age pullula di riferimenti alle pratiche tribali andine e molti maghi e maghesse hanno rinunciato al loro nome d’arte con inflessioni egizie per uno con cadenze azteche, oggi più «di tendenza». C’è perfino un oroscopo Maya i cui segni astrologici sono rappresentati da bestiacce. Coloro che credono agli astri assicurano che ci azzecca in pieno, non sbaglia un colpo. Ma perché i Maya (e affini) avessero il potere di leggere il futuro nelle stelle e di divinarlo fino a stabilire con certezza giorno, mese e anno dell’apocalisse, questo non ce lo ha spiegato nessuno. Chi ci vuol credere ci crede e basta (d’altronde se tanta brava gente ha creduto a Veltroni quando annunciò la «formidabile rimonta», perché altra brava gente non dovrebbe credere al vaticinio Maya?). Io non so, caro Boffa, se la sua figliola militi o meno nella squadra degli allocchi. Lei comunque le dica che siccome il tempo stringe - la fine del mondo è prevista fra quattro anni - e dunque non ce n’è da perdere, sotto con lo studio.