Rimosso il nemico, il governo sblocca i soldi alla Finanza

Roma - «Recepiremo le osservazioni in sede di emanazione definitiva del decreto». Il sottosegretario alla Economia, Mario Lettieri, ha tranquillizzato con queste parole i componenti della commissione Bilancio della Camera lo scorso 13 giugno. I parlamentari dovevano, infatti, esprimere un parere sul decreto del ministro dell’Economia Padoa-Schioppa che stabilisce i tagli da applicare ai vari capitoli di spesa in osservazione alle prescrizione del comma 507 della Finanziaria. L’atto governativo, infatti, sottrae 26,292 milioni di euro alle dotazioni della Guardia di finanza. È lo stesso relatore, il diessino Michele Ventura, a sottolineare che i tagli alleFiammeGialle «risultano suscettibili di creare nocumento all’efficacia dell’azione di tale corpo».

È il 13 giugno, la data nella quale era previsto l’insediamento del nuovo comandante generale della Guardia di finanza, Cosimo D’Arrigo. E invece della severità annunciata il governo pensa a mutare atteggiamento. Forse perché Speciale non ci sarebbe stato più? Il dubbio è legittimo: per sostituire il generale «scomodo» si sarebbe potuto usare anche l’arma dei tagli alle spese di funzionamento, quelle che consentono alla Finanza di sostenersi. A questo proposito, vale la pena di ricordare che il decreto attuativo della Finanziaria assegna alla Gdf una dotazione complessiva di oltre 3,5 miliardi di euro. Un altro comma della legge di bilancio (il 1329) le assegna una dotazione di 29 milioni (17 di parte corrente e 12 in conto capitale) per esigenze di funzionamento, infrastrutturali e di investimento. Ma in quel mostro a tre teste della manovra firmata Padoa-Schioppa/Visco è facile confondersi. Per cui la leva del taglio, vero o presunto che sia, è un argomento utile per allontanare responsabili di istituzioni «non allineati» alla volontà dell’esecutivo. La politica sa utilizzare certi strumenti, anche le «pressioni indebite ».