Rimpasto, anche Tps sulla lista nera

Rutelli irride il titolare dell’Economia: "Ne ha detta un’altra?". E nel centrosinistra, con la popolarità del governo al minimo, crescono le richieste di un ricambio radicale

da Roma

«Padoa-Schioppa? Perché, ne ha detta un’altra?». Assediato dai giornalisti che gli chiedono un commento sulle ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia, il vicepremier Francesco Rutelli spalanca gli occhi con la sua migliore espressione di sincero stupore, e ribatte con una domanda. Irriverente: «Ne ha detta un’altra?». Poi scuote la testa e si infila in macchina: «No, no, per carità... », liquida i cronisti che lo incalzano.
Che la battuta di Rutelli non sia una voce dal sen fuggita lo si intuisce: il vicepremier aveva evitato di commentare l’uscita sui «bamboccioni», ma quella sulla bellezza delle tasse proprio non l’ha mandata giù. E infatti nel suo entourage non negano che «non si è trattato di una frase rubata», ma di una cosciente presa di distanza. Che fa eco a un altro acido commento di parte rutelliana, quello della ministra Linda Lanzillotta: «Le tasse sono un dovere civico, ma trasformare un dovere in piacere mi sembra eccessivo». Perché quella di Padoa-Schioppa sarà pure stata «una provocazione intellettuale», come cerca di difenderla il prodianissimo Franco Monaco, ma se a pronunciarla è un autorevole ministro di un governo che barcolla ai minimi storici di popolarità e che tenta di recuperarla promettendo di ridurre una pressione fiscale giudicata insostenibile da gran parte dell’opinione pubblica «vuol dire che abbiamo proprio perso la bussola degli umori di questo paese», commenta sconsolato un dirigente dell’Ulivo a Montecitorio.
Dietro il gelo con cui gran parte dell’Unione e dello stesso governo ha accolto l’elogio delle tasse fatto dal ministro non c’è però solo l’irritazione per la nuova ondata di impopolarità che l’uscita di Padoa-Schioppa ha provocato. Si intuisce una più profonda preoccupazione per una gestione complessiva dell’immagine del governo, e di conseguenza del centrosinistra, che viene fatta risalire a Prodi. Non a caso anche da Walter Veltroni, che sullo spinoso tema fiscale ha preso in questi mesi una linea entrata spesso in collisione con quella di Palazzo Chigi, è arrivata una puntuta presa di distanza dal ministro: «Bamboccioni? Una parola sbagliata, quando si parla di persone che sono in difficoltà bisogna avere più rispetto».
Le pressioni perché Prodi metta le mani sulla composizione del governo, all’indomani della Finanziaria, stanno aumentando. E che non debba trattarsi di un semplice «rimpasto» ma di una più drastica operazione di immagine che ridia fiato al centrosinistra lo dicono in molti, nell’Unione. A cominciare da Veltroni, che ha chiesto a chiare lettere un «dimezzamento dei ministri e dei sottosegretari». Per il momento, il premier resiste: «Il rimpasto non lo vuole», ha assicurato Rosi Bindi. Ma le pressioni non si fermeranno, e la mancata difesa di Padoa-Schioppa da parte del centrosinistra e le stilettate di Rutelli fanno sospettare a Palazzo Chigi che ci si prepari a far entrare nella lista nera anche il titolare dell’Economia. Ieri un sondaggio di Sky Tg24 sosteneva che al 66% degli spettatori l’apologia della «bellezza» delle tasse non è piaciuta affatto. A fronte dello smarcamento rutelliano, è stato il segretario ds Fassino a provare a spegnere le polemiche, assicurando che il governo sta lavorando per «una pressione fiscale più equa», e che Padoa-Schioppa «non ha detto che è bello pagare le tasse», ma solo «una cosa di buon senso, e cioè che le tasse non sono le mani dello Stato nelle tasche dei cittadini».