Rimpatri in Romania, un altro bluff

Silenzio, si gira. Il sindaco Walter Veltroni, che è diplomato in cinema, sulla sicurezza sta realizzando il suo capolavoro. Una fiction. Come si ricorderà, qualche mese fa con grande risalto è stata data la notizia dell’accordo strappato da Veltroni, volato a Bucarest, per dare il via a una politica di rimpatri con l’ok delle autorità di quel Paese. Solo che è impossibile conoscere quanti sono stati finora i ritorni in patria. Per prima cosa il sindaco ha affidato agli assessorati coinvolti - quello alla sicurezza e quello ai servizi sociali - una consegna: acqua in bocca. Labbra cucite. Niente dati ai giornali. Ci hanno provato le testate «amiche». Ci ha provato il Giornale. Niente da fare. Su quanto funzioni questa parte del «pacchetto sicurezza» il riserbo è totale. Il mondo dell’informazione, si sa, non è ostile al sindaco, ma è subdolo e, come si diceva una volta, il nemico t’ascolta. Il che non presuppone una concezione molto alta della funzione dei media in una democrazia. Ma in Campidoglio spiegano che tra poche settimane sarà direttamente Walter a rendere pubblici i dati quando i numeri saranno «corposi».
In mancanza di risposte ufficiali, per quanto è stato possibile ricostruire, i rimpatri funzionano così. Sono ovviamente volontari: a chi accetta o semplicemente desidera tornare in Romania viene pagato il biglietto. In sostanza si viaggia a spese del Comune. In più, nei casi particolari, verrebbe corrisposto un piccolo aiuto. Per carità, niente di trascendentale: si parla di qualche 500-1000 euro. Di certo i «pendolari» Bucarest-Roma sono liberissimi di tornare quando vogliono nella città eterna. Un altro bluff, o al massimo una manifestazione di buona volontà, è l’altrettanto sbandierata collaborazione della pulizia romena. Gli agenti di Bucarest che partecipano ai blitz non hanno nessun potere coercitivo, si limitano a un’opera di convincimento, a «invitare» i connazionali a tornare a casa (si fa per dire).
Leggermente meglio va il progetto Roxanne per sottrarre le ragazze alla prostituzione. Sono un po’ più numerose le giovani che aderiscono perché hanno deciso di uscire dal giro. Anche qui però le cose sono molto diverse da come ce le raccontiamo. Lo schiavismo, i magnaccia che incatenano le malcapitate non esistono più o sono casi rari. Ormai funziona una sorta di joint venture tra i protettori e le lucciole. Le ragazze accettano - a volte senza neanche rendersi conto di esser sfruttate - di versare una parte dei guadagni giornalieri ai «papponi». E tengono per sé una parte che resta sempre molto alta, una specie di lotteria. Sempre di sfruttamento si tratta, ma i termini della questione sono parecchio cambiati. Sul riserbo imposto dal sindaco sono due le spiegazioni. Vuole, il primo cittadino, evitare che sul tema sicurezza ci siano toni da far west. Giusto. Oppure vuole, appena i numeri saranno presentabili, trarne il massimo di fulgore. Ai lettori l’ardua sentenza. Del resto al monito del presidente Napolitano sui politici in overdose di tele-passerelle, lui ha risposto: «In tv ci vado pochissimo». Non gli serve, ha già i giornali.
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