«Rimpianti? No, adesso tocca a voi giovani»

Carla Fracci: «Per fortuna ho avuto sempre occasioni per mettermi in discussione. Non mi sono fermata a Giselle o al Lago dei cigni»

Lidia Scognamiglio

«Eterna fanciulla danzante». Così Eugenio Montale amò definirla. Sembra davvero non aver fine la giovinezza di Carla Fracci. I suoi quasi settant’anni non riescono a nascondere quella invidiabile energia che ha accompagnato i passi della sua carriera e che, ancora oggi, prepotentemente, emerge dal suo sguardo.
Ha appena finito le prove per lo spettacolo del «Lago dei Cigni», il capolavoro tardo romantico di Ciaikovskij in scena alle Terme di Caracalla fino a domenica. La incontriamo nel suo camerino nell’inconfondibile look, calze, body, cardigan e persino una sciarpa, rigorosamente bianchi. Seduta alla toilette tra pettini, fermagli e trucchi ci racconta di sé e della sua prima volta nei panni di Odette, la donna-cigno, eroina classica del balletto. «Danzai alla Scala con Rudolf Nureyev, nelle coreografie del Royal Ballet. Ricordo ancora l’emozione per la prima. L’adrenalina era tale che nel passo più noto per i trentadue vorticosi fouetté (piroette, ndr) di Odette-Odile, riuscii a farne addirittura trentasei. Ma Odette non è solo questo. È un ruolo tra i più ardui proprio perché occorre dispiegare una doppia personalità e due tecniche completamente diverse».
Come saranno, invece, le Odette-Odile che si alterneranno sul palco in queste sere?
«Abbiamo ospiti eccezionali, scelti tra le migliori artiste del mondo. Svetlana Lunkina è la prima volta che danza con il nostro corpo di ballo. Reduce da un grande successo a New York è stata recentemente nominata étoile del teatro Bolshoi di Mosca. La grande bravura di Lisa Maree Cullum, originaria della Nuova Zelanda, è stata, invece, già apprezzata nella “Bella Addormentata”, messa in scena a maggio. E poi c’è la nostra prima ballerina Laura Comi».
Il balletto è accompagnato da una base musicale registrata. Come spiega la mancanza dell’orchestra per un titolo di repertorio così importante?
«Ci sono stati, purtroppo, problemi di programmazione. Mi sono battuta molto, pure con il Teatro Nazionale, per avere anche una piccolo complesso. Un duo di violino e pianoforte, con Francesco Cerrato e Gregorio Nardi, dà un tocco di live allo spettacolo. Ma non è la stessa cosa. Il “Lago dei Cigni”, senza il sostegno dell’orchestra, perde tutto il suo colore».
Dal 2000 è alla direzione del corpo di ballo dell’Opera di Roma. Quali soddisfazioni e quali eventuali difficoltà ha riscontrato in questi anni?
«La compagnia ha dato delle prove importanti, facendo ultimamente passi da gigante. Il problema è che viviamo in un periodo di forte crisi. Non è facile mantenere in vita un corpo di ballo con i gravissimi tagli a cui siamo sottoposti».
Progetti, sogni, rimpianti?
«Nessun rimpianto. Per fortuna nella mia vita ho avuto sempre delle occasioni per mettermi in continua discussione. Non mi sono mai fermata a “Giselle” o al “Lago dei cigni”. Ho sperimentato nuovi personaggi, anche tormentati, violenti, lontani da quelli eterei dei balletti bianchi, che mi hanno permesso di crescere molto. Non sopporto chi rimane immobile sull’altare. Il mio sogno ora è trasferire ai giovani tutta la mia esperienza, perché sta nelle loro mani il futuro della danza. Intanto, siamo impegnati nelle prove di “Estaba la madre” che, con la regia di mio marito, Beppe Menegatti, andrà in scena questo mese a Lucca».
Sta per entrare in scena. Avrà danzato centinaia di spettacoli, percorso chilometri e chilometri sul legno del palcoscenico. Quando si apre il sipario c’è sempre emozione o subentra l’abitudine?
«La routine è la morte. Amo il mio lavoro e ogni giorno è come se ricominciassi daccapo. Se continuo ancora oggi a ballare è perché non potrei farne a meno».