Rina Fort, «la belva» che fece una strage in via San Gregorio

I giornali la ribattezzano «la belva di via San Gregorio». Lei è Caterina Fort, 31 anni, che per gelosia fa fuori l’intera famiglia del suo amante: moglie e tre figli. L’anno è il 1946. Il luogo è lo stesso della tragedia di ieri, solo qualche numero civico più in là, al 40.
In una Milano che si sta risollevando da un faticoso dopoguerra e ancora insanguinata dagli omicidi politici, avviene l’atroce massacro. A meno di un mese da Natale.
Rina Fort è commessa nel negozio di stoffe di Giuseppe Ricciardi, con il quale ha una relazione segreta. Una mattina si presenta a casa sua, probabilmente con un amico, e uccide a colpi di spranga la moglie, Franca Pappalardo, e i bambini: un maschietto di sette anni, una bambina di cinque e l’ultimo fratellino di dieci mesi. I corpi vengono trovati in una pozza di sangue e una ventata di orrore attraversa l’Italia interna.
L’appartamento è interamente messo a soqquadro, probabilmente per simulare una rapina. Spariscono anche due libretti degli assegni.
Il caso viene risolto velocemente: dopo 18 ore di interrogatorio, Caterina confessa. Poi ritratta parzialmente le sue ammissioni. Conferma di aver ucciso la moglie di Giuseppe ma nega di aver infierito sui tre bambini. Per anni, nonostante la condanna all’ergastolo in tutti e tre i gradi di giudizio, Rina sosterrà la sua versione: in quella casa non è entrata da sola ma con un fantomatico «Carmelo», amico di Giuseppe Ricciardi. Dal momento che gli affari andavano male lei e Pippo, dice, avevano deciso di inscenare una rapina, tanto per tacitare i creditori. Il complice, Carmelo, l’aveva drogata con una sigaretta forse oppiata, racconta la Fort in tribunale, lei aveva perso la testa e con una spranga, che sempre Carmelo le aveva infilato in mano, aveva ucciso la donna. Anche in punto di morte, alla fine degli anni Ottanta, Caterina Fort nega di aver ammazzato i tre bimbi.
A Rina Fort fu sempre negata l’incapacità di intendere e di volere che invece fu concessa alla contessa Pia Bellentani, protagonista di un altro fatto di cronaca nera che atterrì l’Italia e autrice per gelosia dell’assassinio del suo amante.