«Per rinascere servono una programmazione e giovani volenterosi»

Caro Lussana, i fatti e le parole di questi giorni mi rendono oltremodo perplesso sul prossimo futuro dell’amato Genoa.
Come prima cosa rivolgo un caloroso invito agli addetti ai lavori della società nella direzione di una energica azione sul mercato per allestire una squadra competitiva e «credibile» per il prossimo campionato di serie C1.
Quando dico credibile voglio dire utilizzare una politica societaria diametralmente opposta a quella seguita fino ad oggi dalla gestione Preziosi.
Basta ai blocchi di giocatori di «provata esperienza» mandati dai procuratori. Basta comperare giocatori over trentenni che scendono di categoria per il semplice ed incredibile motivo che ai tifosi del Genoa non si possono proporre i giovani sconosciuti perché è una piazza particolarmente difficile.
Basta con queste scemenze da provinciali del calcio.
La politica societaria del Genoa dovrebbe seguire una rigida ed attenta programmazione come tutte le squadre sane del nostro calcio.
In altre parole, ciò significa che il presidente (chiunque sia) non può più giocare con le figurine dei calciatori. Quel modo di allestire le squadre non ti porta da nessuna parte!
La società deve dotarsi di una sana rete di osservatori in grado di scovare i giovani.
Cari amici, il capitale di una società di calcio non sono i tifosi che vanno allo stadio, chiedo scusa alla tifoseria ma è così, ma sono solo i giocatori ed ultimamente i diritti televisivo-pubblicitari derivanti dal campionato di appartenenza.
È chiaro a livello di opportunità e di opportunismo del momento è molto più facile lavorare come il Genoa ha fatto in questi ultimi anni anziché andare a comperare il ragazzino in Quarta serie od in C2 .Ciò è estremamente faticoso nonché rischioso.
Ma non esistono alternative per il Genoa di oggi.
Bisogna ripartire da un gruppo di giovani, una quindicina di ragazzi sui ventitrè-ventiquattro anni unitamente a 3 o 4 «chiocce»: un portiere, un centrale, un centrocampista ed un serio attaccante, senza l’ansia di dover vincere il campionato quest’anno. Risulterà naturale che su dieci ragazzi che comperi sette li centri e tre li fallisci. Investire vuol dire rischiare. L’importante è creare valore per la società sotto il profilo tecnico ed economico attraverso le crescita del capitale giocatori. Il tutto ovviamente abbinato ad un settore giovanile in grado di sfornare 1 o 2 ragazzi per stagione.
Il Genoa ha bisogno di iniziare una nuova era con la nascita di un gruppo di giocatori nuovo di zecca. Giocatori che siano di proprietà della società del Genoa, andandoci anche piano con i gemellaggi con i grandi club.
Si lascino andare via i protagonisti della passata stagione il peso sarebbe troppo grande e a gioco lungo anche controproducente per loro e forse anche per noi tifosi. Non bisogna avere fretta. Da queste parole si evince che l’interesse contingente del tifoso non va di pari passo con la crescita del nuovo Genoa. Amici genoani ripartire da zero comporta questo improcrastinabile disagio ma se c’è tenacia e serietà da parte di tutti i risultati non tarderanno ad arrivare. Al riguardo mi sia concessa una battuta «alla Mainetto», il calcio è un gioco semplice ma oggi sembrano tutti diventati degli scienziati!