Rinascita industriale a Milano

Milano vive una profonda contraddizione. Da un lato è percepita come città degli affari, del lavoro e degli scambi, ma in realtà è priva di un'immagine visibile e chiara. In che termini si può quindi ipotizzare una visione futura di Milano? Forse è giunto il momento di riprendere le fila di quell'originale percorso storico che ha portato al fenomeno del Rinascimento, quando anche a Milano si sono combinati diversi fattori: una straordinaria creatività in tutti i campi, dalle lettere all'arte all'ingegneria, accompagnata dall'affermarsi delle università; commerci liberi e viaggi in tutti i continenti; autorità politiche forti anche se in lotta tra loro; un sistema bancario efficiente e lungimirante. Condizioni che, a ben vedere, si possono riproporre in questo periodo per il nostro territorio. L'industria milanese ha una forte vocazione manifatturiera e fabbricativa, che deriva dal rapporto fecondo tra ingegneri, tecnici specializzati e lavoratori creativi e qualificati. La creatività (dal design all'architettura, dalla moda all'editoria) è l'humus di germinazione di mille attività imprenditoriali. La Fiera di Milano è il crocevia degli scambi globalizzati. La finanza comincia a porre nuovi strumenti per sostenere gli investimenti delle aziende. Queste specificità possono diventare il fulcro di un nuovo modello di sviluppo industriale italiano? A nostro giudizio, sì: occorre però un impegno comune da parte degli attori in gioco - governo, enti locali, università, banche e naturalmente imprese - affinché sia condiviso l'obiettivo di dare a Milano un'identità precisa: quella di capitale dell'innovazione culturale, scientifica e tecnologica, in Italia e in Europa. La sfida sarà lanciata lunedì 11, nella nuova Fiera di Milano, all'assemblea generale di Apimilano sul tema «Un Rinascimento industriale per Milano e la Lombardia».
*Presidente Apimilano