La rinascita di Villa Pallavicini tra obelischi egizi e pagode

Cominciano i lavori di restauro dell’oasi romantica di Pegli Stanziati 17,5 milioni di euro per il recupero del verde cittadino

Salvare, attraverso un attento restauro, un parco «romantico», forse uno dei più belli del mondo, che si articola tra un ricco patrimonio botanico, inframmezzato da riferimenti architettonici e artistici originali e unici che ricordano le più grandi culture del mondo, dall’Antico Egitto all’Impero romano, dal gotico al romanico fino al barocco. È il progetto comunale che ha al centro il recupero di Villa Pallavicini a Pegli, la dimora ottocentesca voluta dal marchese Ignazio Pallavicini e realizzata dal decoratore e scenografo Michele Canzio. Ne ha parlato ieri l’assessore comunale alla Riqualificazione dei parchi, Roberta Morgano. «È un impegno importante - ha detto - che abbiamo preso insieme alla scuola edile di Genova e a professionisti specializzati nel restauro di preziosi manufatti architettonici inseriti in parchi e giardini storici. Il recupero di Villa Pallavicini, che s’inizia in questi giorni con un budget di trecentomila euro da fondi statali e regionali, è il primo tassello di un progetto più ampio, finanziato con 17,5 milioni di euro dalle risorse delle Colombiane, spalmati sui vari parchi cittadini. L’intenzione è quella di fare di Genova la città dei parchi e dei giardini storici, una risorsa e un patrimonio che tutto il mondo ci invidia». Soddisfatti del progetto quelli del Municipio Genova Ponente. «Siamo davanti ad una svolta. Finalmente si fa qualcosa per Villa Pallavicini dove già abbiamo programmato, insieme a volontari, eventi e gestione delle aree verdi» ha detto il presidente Mauro Avvenente. E l’architetto Silvana Ghigino, curatrice del progetto di recupero, ha parlato dello stato di degrado dei giardini e del manufatti architettonici di Villa Pallavicini. «Ci sono situazioni fortemente compromesse - ha detto il tecnico -. Sull’obelisco egizio, ad esempio, sono scomparsi molti geroglifici che lo ricoprivano. Con l’aiuto di archeologici cercheremo di ricostruirli e di scoprire se nascondono messaggi nascosti». Un restauro, insomma, che prevede anche la caccia ad un codice segreto perduto.