LA RINASCITA

Adesso vedremo se la Casa delle libertà è davvero, come sembra, una fenice capace di rinascere dalle sue ceneri. Quella di ieri infatti non è stata una giornata di crisi, ma di morte e rinascita in cui tutte le carte sono state mischiate prima di tornare sul tavolo della politica, a cominciare dal fatto che il ministro Siniscalco si è dimesso e che Giulio Tremonti è tornato al suo posto e per di più col gradimento di Fini che lo aveva voluto fuori nell’ultima crisi.
Ma il vero colpo di scena è venuto quando Marco Follini per la prima volta in maniera diretta ha posto il problema della leadership e si è trovato di fronte un Berlusconi smagliante che ha risposto: «Per me va benissimo. Discutiamo il modo di scegliere il premier».
Abbiamo chiamato il presidente del Consiglio a Palazzo Chigi per chiedergli chiarimenti che ha spiegato: «È stata la prima volta che la questione del leader è stata posta e, come ho sempre detto, io voglio essere una risorsa e non un problema. Motivo per cui, discuteremo sul modo in cui fare la scelta». Questo che significa, abbiamo chiesto, che vedremo le primarie, anche nella Casa delle libertà? «È presto per dire quale sarà il metodo, ma tutto ciò che darà visibilità nella trasparenza è ottimo per tutta la coalizione in vista delle elezioni perché permetterà agli elettori di vedere bene e di scegliere meglio».
È, come si può capire, una rivoluzione copernicana. Gli uomini della Cdl si sono detti tutti soddisfatti, La Russa si è affrettato a candidare Fini, ma a dire l’ultima parola in materia di leadership sarà la risposta dei sondaggi quando si dovrà rispondere alla domanda: quale segretario di partito raccoglie più voti? Al di là delle candidature di bandiera è una domanda piuttosto retorica perché Berlusconi, che a differenza di Prodi ha il copyright della propria coalizione, non sembra poter avere rivali nella raccolta dei consensi. In ogni caso, una nuova partita si apre e il suo sviluppo toglierà terreno alle accuse di scarsa democrazia e monarchia nella coalizione.
Nel frattempo, se non ci sono state inversioni di rotta, stanno atterrando e Washington per rappresentare l’Italia al Fondo monetario due uomini destinati a separarsi: il governatore Fazio che è stato ieri formalmente sfiduciato da Berlusconi e il nuovo, ma anche vecchio, ministro dell’economia Giulio Tremonti, ora gradito a Fini perché soddisfatto della presa di posizione contro Fazio, che però va di traverso a Calderoli, il quale a sua volta dichiara che quanto a leadership la Lega è per Berlusconi e non si discute. Tutto torna nella logica: se qualcuno nell’Udc pensava di andare alla rottura aprendo formalmente la questione del leader, ha dovuto incassare una sconfitta. Se invece non lo pensava, meglio ancora. Ma Berlusconi esce benissimo sia per la rapida decisione su Fazio che sulla successione a Siniscalco, ma più che altro per la risposta fulminea sulla leadership che inietta linfa nel corpo elettorale della Cdl tutta, sicché l’afflosciamento che qualcuno aveva temuto si è trasformato in una resurrezione nella visibilità, quella che riavvicina alla politica i cittadini delusi.
E la sinistra? Spaccata come al solito: banalità di circostanza e di stanca propaganda, mentre un industriale vicino alla sinistra come Tronchetti Provera commenta il ritorno di Tremonti come un fatto assolutamente positivo. Il gioco è dunque apertissimo e ieri si è consolidato un nuovo equilibrio in grado di produrre una nuova vittoria a primavera. Intanto Prodi inonda le agenzie per far sapere quanto soffre per le bacchettate ricevute dalle autorità ecclesiastiche e la rivolta nel mondo cattolico contro di lui.