Rincari, scaricabarile tra grossisti e dettaglianti

La protesta dei Tir, che ha provocato l’immediato rincaro delle merci più deperibili, come frutta e verdura, si è conclusa mercoledì sera, ma la scia delle polemiche e degli scaricabarile tra operatori all’ingrosso e al dettaglio non accenna a placarsi. A rimetterci, come sempre, i consumatori, che ancora ieri si aggiravano disorientati tra i banchi dei mercati rionali, alla ricerca di prodotti con prezzi abbordabili.
«Non capisco perché ancora oggi devo pagare un chilo di mandarini un euro e 50 - si indigna Giuseppe, pensionato, al mercato rionale di Casal de’ Pazzi, in V municipio - quando sette giorni fa ho comprato gli stessi mandarini a 50 centesimi». «Oggi c’è più scelta - afferma una anziana signora -, il fruttivendolo mi ha assicurato che le zucchine che ho acquistato sono state scaricate questa mattina, ma le ho pagate 2 euro e 50 al chilo, mentre venerdì scorso me le sono portate a casa a un euro». Stessa sorte per un chilo di spinaci, passati da un euro a un euro e 50. «Roba di prima qualità - si giustifica il proprietario del banco -, non è colpa mia se il prezzo delle zucchine all’ingrosso è aumentato, io pure devo campare». Sarà, ma tra i pochi consumatori che animano il mercato, serpeggia malumore. «Ho sentito parlare dei rincari al telegiornale - spiega Luisa, una giovane mamma, al mercato di Colli Aniene - e per questo non ho comprato ieri le zucchine, che costavano 3 euro. Ma oggi le ritrovo sugli stessi banchi a 3 euro, mi sembra una speculazione».
Con un occhio al prezzo, alla qualità e alla speculazione, dunque, i consumatori cercano di non cadere nella trappola dell’acquisto a tutti i costi. Sempre più attenti, guardano la merce ma non acquistano, con disappunto dei proprietari dei banchi, che giurano, «il prezzo è lo stesso». Gente che guarda la merce esposta, senza acquistare, e battute a raffica anche tra i banchi del mercato di via Cimone, a Montesacro, dove un chilo di zucchine romanesche costa 4 euro, un carciofo 80 centesimi, un chilo di insalata 2 euro. «Roba fresca, di prima qualità!», si sgola un operatore cercando di rassicurare le casalinghe, che tirano dritto. «Ho acquistato il minimo indispensabile, un po’ di arance e qualche peperone, che adesso costa 2 euro e 50 al chilo, mentre prima costava un euro e 50», dice Maria. Lo sciopero dei Tir è finito, ma qui fino a una settimana fa un chilo di lattuga costava al massimo 70 centesimi, oggi 1 euro e 50.
Pure nelle grandi catene di supermercati prevale diffidenza e sconforto tra i consumatori per i prezzi alti, anche se, come spiega la direttrice del supermercato GS di piazza Primoli, «tutti i prezzi dei prodotti ortofrutticoli sono rimasti invariati».