Per rincorrere il Polo l’Unione rischia il crac sulla legge elettorale

da Roma

Alla fine, l’hanno chiamata «intesa». Alla fine, hanno scritto che «il referendum è uno strumento inadeguato» (ma nessuno sarà obbligato a uscire dal comitato referendario) e che si riparte dalla «bozza-Chiti» (nel dettaglio non ancora definita). I due poli si sono riavvicinati, almeno sulla possibilità di fare le prossime regole elettorali assieme. E tutti (o quasi) hanno guardato l’orizzonte, giudicandolo «roseo». Ma ognuno guardandosi doverosamente, e sospettosamente, alle spalle.
Prima, al vertice dei capigruppo dell’Unione che si è tenuto ieri a Montecitorio, l’aria era elettrica e il cielo plumbeo. L’Unione è piombata nel solito black out di coesione. Sono venuti allo scoperto fili ad alta tensione nascosti per mesi, e il ministro Vannino Chiti, essendo uomo di buona fede, punto elettrico, ha detto chiaro e tondo che sarebbe andato via. «Basta, mi dimetto. Il mio lavoro è stato inutile e a questo prezzo per me è inutile continuare... ». Si è rimediato, ancora una volta. L’ennesimo rattoppo, grazie alla mediazione del verde Angelo Bonelli, e allo spirito costruttivo di Prc, Pdci, Udeur, dipietristi. Ma non si sa per quanto tempo reggerà, la pecetta, sotto la pressione dei referendari che sembrano sempre intenzionati a cominciare la loro raccolta di firme tra venti giorni. Con un Ulivo che l’uderrino Mauro Fabris giudica «irresponsabile» e la «forte riserva» del socialista Villetti sul comunicato finale, «in quanto è stata di fatto espressa una posizione di sostanziale attesa, scegliendo di non scegliere e rinviando alle calende greche qualsiasi iniziativa politica». Eppure la faticosa «intesa» unionista è stata giudicata «positiva» dalla Casa delle libertà, dove è chiaro che più presto si riuscisse ad andare al voto e meglio sarebbe. Anche nel merito, la bozza-Chiti è stata ritenuta da An (Matteoli) una «buona pista di lavoro» e dalla Lega molto simile a quella Calderoli («sarebbe curioso scoprire che io e Chiti scriviamo le stesse cose... », ha celiato l’ex ministro).
Non c’è nulla come la riforma della legge elettorale a rendere astrusi i percorsi della politica e i cittadini indifferenti e distanti. La riunione unionista, a giudicare dalle dichiarazioni ufficiali e dai racconti dietro le quinte, è stata un esempio di scuola. I capigruppo ulivisti di Camera e Senato, Franceschini e Finocchiaro, attesi da tempo alla formulazione di una proposta, hanno cercato di prendere altro tempo. Piuttosto che farsi inchiodare a una soluzione, divisi come sono tra referendari e «parlamentaristi», hanno provato a far passare la richiesta di una «moratoria di un anno ai referendari», senza neppur degnare di nota il lavoro di Chiti. «Ma come si fa a chiedere un rinvio senza uno straccio di proposta alternativa?», si sono chiesti alcuni capigruppo. «Senza contare che ci si mette nelle mani dei referendari», hanno trasecolato altri. «Diciamo piuttosto, chiaro e tondo, che nessuno della maggioranza possa stare nel comitato promotore del referendum bipolarista», hanno insistito altri cosiddetti «cespugli». O, in alternativa, «dichiariamo che come Unione fin da ora boicottiamo il referendum... ».
Sono volate frasi pesanti, sembrando chiaro ai piccoli partiti che l’Ulivo cercasse anche di non trascurare le richieste di Casini. Per portare avanti fino alla fine della legislatura, con abili giochi di sponda, il tricchete-tracchete della legge elettorale. «Si è rischiato di uscire molto divisi... », ammetterà il verde Bonelli che, dopo le dimissioni minacciate da Chiti, ha rispolverato proprio la bozza del ministro come unico possibile terreno di mediazione. Un modello simile a quello regionale, non tedesco come sarebbe piaciuto al Prc, ma neppure spagnolo, come sognava Fassino. Il documento finale, non a caso letto dallo stesso Bonelli, consentirà a Prodi di svolgere altri incontri, a Chiti di restare al suo posto, a ognuno dei partiti di fare il proprio gioco. Gioco d’azzardo, naturalmente. Visto che la raccolta di firme per il referendum è alle porte, e un sistema ultra-bipolarista potrebbe, con qualche minimo ritocco, andare bene al banco. Banco vince, banco perde.