La rincorsa

Milanello«É più complicata la sfida con la Fiorentina che quella con il Barcellona». Detta così e riferita senza il contorno, può sembrare il solito pistolotto all’italiana imbastito per dare la sveglia al gruppo reduce da due settimane di tregua. E invece la frase-civetta di Max Allegri ha una spiegazione didascalica molto aderente alla realtà delle prossime due sfide. Una, la prima, stasera a Firenze, conta per la classifica, l’altra, mercoledì prossimo, non toglie niente alla qualificazione Champions, già assicurata, al massimo può decidere il primato del girone. Le spiegazioni sono almeno tre. La prima: il Milan è reduce da un filotto di 5 successi su 5 ed il sesto, dal suo curriculum, è assente dalla bellezza di sei anni; non solo ma la sosta ha interrotto la magia e anche lo smalto dei suoi uomini migliori, molti dei quali sono stati spolpati dalle rispettive nazionali, potrebbe aver subito qualche incrinatura. Seconda spiegazione: a Firenze c’è appena stato l’avvento di Delio Rossi che sulla panchina di Lazio e Palermo ha inflitto qualche dispiacere ai rossoneri e al livornese che l’anno scorso si ritrovò messo alle porte dalla finale di coppa Italia e frenato nella corsa al tricolore proprio dal tecnico che fu allievo di Zeman. Terza e ultima spiegazione: le assenze, tutte concentrate a centrocampo (Flamini, Gattuso e Boateng per squalifica), possono costringere Allegri a ripetere l’esperimento Emanuelson trequartista, già parzialmente riuscito nel finale di Roma e contro il Catania.
«Se non si corre e non si prendono sul serio le partite del campionato, si rischia molto nel nostro campionato» è la convinzione condivisibile di Allegri che continua a lasciare fuori dal gruppo il giovane El Shaarawy (dicono sia l’inevitabile apprendistato a cui il giovanotto deve sottoporsi) e a far ripartire Pato dalla panchina, dopo due mesi di assenza. Questa sì è una scelta da sottoscrivere specie se accompagnata dalla chiosa che il tecnico ha dedicato al giovane brasiliano. «I suoi gol ci servono, negli ultimi tempi ci ha dato dentro, non avrà remore, deve prendere esempio dalla vecchia guardia che si è messa a disposizione»: chi vuole intendere, intenda. E Pato potrà anche entrare nell’ultima mezz’ora per scaldare i muscoli in vista del Barcellona visto che a Firenze ha una positiva tradizione dalla sua: cominciò a far gol quando per tutti era il Papero su assist comodo comodo di Kakà, si è ripetuto l’anno scorso nella sera in cui Ibra mandò a quel paese l’assistente e si beccò altri 3 turni di squalifica.
É più complicata la Fiorentina rispetto al Barcellona per un motivo semplicissimo che forse riassume tutti gli altri già messi in fila: a Firenze l’addio a Mihajlovic, inviso al pubblico viola, e l’avvento di Delio Rossi ha provocato un moto genuino d’entusiasmo (scontato il pienone allo stadio dopo mesi di disinteresse collettivo) per niente mitigato dalle notizie sugli acciacchi di Jovetic («meglio che non ci sia» la genuina riflessione del tecnico rossonero) o sull’assenza di Vargas che non toglie tutte le spine dal fianco di Abate, visto che da quella parte potrebbero spuntare Lazzari o Kharja. Perciò questa volta il contributo di Ibrahimovic a caccia del suo centro italiano numero 100 diventa fondamentale. «Non è stanco e logoro come l’anno scorso» la riflessione di Allegri che allo svedesone ha deciso da tempo di rinunciare solo in caso di forza maggiore. Non c’entra niente il libro («prima o poi lo leggerò perchè continuano a spuntare piccoli brani che mi incuriosiscono» la battuta di Allegri), c’entra semmai la voglia di proseguire la striscia positiva. «Sarebbe bello fare 18 punti ma so che è molto difficile, questo di Firenze è l’ostacolo più impegnativo» Allegri ha continuato a martellare sull’argomento forse anche per sfuggire al quesito più delicato, il ritorno di Berlusconi a Milanello. «Spero che avvenga al più presto, la sua presenza rappresenta una iniezione di fiducia per l’ambiente» la risposta di Allegri.