Dal ring al palco One-man show dell’ex pugile

Meglio lui di Buffalo Bill. Fa teatro e non circo. Cavalca la sua storia e non bianchi destrieri. Da quasi mezzo secolo Mike Tyson ronza intorno al mondo, da 25 anni cerca di stupirlo e spesso è riuscito a stufarlo. È salito come una stella e si è inabissato peggio di un Titanic. Ha strapazzato le donne e si è fatto strapazzare dalla polizia, dalla vita e da qualche manager di malaffare. Uno per tutti: Don King l’uomo dai capelli elettrici. Ora Mike Tyson ce lo ritroveremo sul palcoscenico di Broadway. Non è una novità vederlo in veste di attore: ci ha provato in un film. Ma Broadway è Broadway. Appunto come Sanremo è Sanremo. Giusto, non ce lo siamo negati neppure lì. Anche quella volta pronto a spiegare questa storia di vita, diventata più redditizia di un btp decennale.
Ora invece la cosa si è fatta più seria. Spike Lee alla regia e Mike a raccontarsi con quel sorriso un po’ animalesco, vestito di un bianco candido magari con qualche eccentrico tocco di rosa, il solito vistoso tatuaggio intorno agli occhi e lui a dire. «Ragazzi non sono altro che un animale». Trattandosi di bestia umana riesce ad essere più ascoltato e, ormai, meno temuto. Qualche volta ha rischiato di far pena, oggi cerca solo di sopravvivere con dignità.
È un ex, ma non troppo. È l’ex campione mondiale dei massimi e questo gli resterà. Si appresta ad essere un «one-man show». Il titolo è già un programma: «Mike Tyson: la verità indiscussa», prodotto dallo stesso Tyson, andrà in scena dal 31 luglio al 5 agosto al Longacre Theatre.
In realtà le verità di Tyson sono una e centomila: basterebbe chiedere ad una delle tante mogli o delle ancor più numerose fidanzate, sgualcite sul letto o pestate in strada. Spike Lee ha deciso di lasciarlo libero di parlare. Una bozza, un’idea e via. Cercherà anche di fargli scendere le lacrime. Tyson dirà di se stesso: «Sono una persona molto vulnerabile e mi limiterò a raccontarvi chi sono, da dove vengo e come tutto è successo». Per dire davvero tutto ci vorrebbero giorni, altro che due ore di spettacolo. Ma è bello pensare che, a 46 anni, Tyson sia riuscito a sopravvivere a se stesso. Poteva finire in un ghetto, morire per strada o in galera . A 20 anni era il più giovane campione dei pesi massimi, una meravigliosa macchina da pugni. Poi è diventato solo un combina guai. Il tempo lo ha aiutato. Ha recuperato una ex moglie con cui vivere, cerca di essere un buon padre visto che i figli sono tanti, dicono otto. Una bambina di 4 anni, Exodus, l’ha persa tre anni fa, in un incidente in casa. Un dolore che ti schiaccia se hai cuore e anima.
Invece Tyson è l’omino che si fa di gomma e eppoi rispunta: passato attraverso risse, violenza sessuale, cocaina. Strappò perfino l’orecchio a Evander Holyfield sul ring. Racconterà tutto questo recuperando la sua vocina da domatore di piccioni: successo garantito.RiSi