Ringhio: «Volevo piangere Spero di saltare solo il Ghana»

nostro inviato a Düsseldorf

Caro Gattuso, qual è stata la prima reazione alla notizia della lesione?
«Mi sono venute le lacrime agli occhi. Poi, in ospedale, ho incrociato lo sguardo di un anziano signore, e ho cambiato registro. No, per ben altro bisogna piangere, ho pensato. E mi sono fatto forza. Ma non è stato facile, lo riconosco. Sono triste, molto triste».
Lo sa che Lippi ha scelto di non chiedere la sua sostituzione alla Fifa?
«Lo so. Ma anche se lo avesse fatto io sarei partito lo stesso. Avrebbero dovuto portarmi via dal charter con i carabinieri. Mi sarei attaccato al loro pullman, insomma. È il mio secondo mondiale, il mio primo, vero, da protagonista. In Giappone ho fatto quasi la comparsa. E adesso sono qui che non posso piegare la gamba destra».
Martedì pomeriggio si è allenato regolarmente: perché l’ha fatto?
«Di solito sono il miglior medico di me stesso. Di solito i colpi presi con il Milan si risolvono in 5 giorni. Pensavo si potesse seguire lo stesso schema anche questa volta. Ricordate con la Germania, in amichevole a Firenze? Ero reduce da un colpo proibito, ho saltato l’impegno azzurro ma poi la domenica successiva ero in campo col Milan».
Il professor Castellacci ha parlato di 15 giorni di tempo prima di giocare: il calcolo è semplice, sarà pronto per il 22 giugno per la Repubblica Ceca...
«Io spero prima. Spero di cavarmela in dieci-dodici giorni. Ho subito in passato traumi peggiori. Pensi, sono tre anni che non salto una partita. Questo è un colpo basso, il mio primo mondiale da protagonista. Saltare due partite su tre del primo girone per me è una specie di supplizio, sapete come sono fatto».
Zambrotta, lei e Nesta, Totti in ritardo: crede alla maledizione da mondiale?
«Non sono un esperto ma ho chiesto a mia mamma, che è calabrese e conosce la tradizione autentica, una efficace macumba».
Con mezza nazionale fuori causa, sarà durissima contro il Ghana...
«Da questo momento bisogna pensare positivo. Sarò al fianco dei miei colleghi nelle prossime due settimane. E se non mi aspettano facendo punti, li strozzo uno per uno. Non voglio ascoltare neanche una parola che sappia di cedimento o di resa. Ricordo un episodio analogo l’anno scorso col Milan in coppa Campioni. A un certo punto rimanemmo senza attaccanti, Shevchenko e Inzaghi erano infortunati. Giocammo solo con Crespo e riuscimmo a centrare la finale di Champions».
Dica la verità, Gattuso: c’è stata leggerezza nello staff medico azzurro?
«Assolutamente no. Mi sono sottoposto alla terapia e, passati 5 giorni, sono stato io a chiedere di disputare l’allenamento. Al risveglio non riuscivo a piegare la gamba per il dolore e ho capito che c’era un problema grave».