"Ringrazio Dio per la famiglia che mi ha dato"

Ieri, alla vigilia del suo ottantesimo compleanno, il Papa ha celebrato
la messa in piazza San Pietro, ripercorrendo i momenti salienti della
sua esistenza

Roma - «Ringrazio Dio perché ho potuto fare l’esperienza di che cosa significa “famiglia” e l’esperienza profonda di che cosa significa bontà materna». Benedetto XVI avvolto nei paramenti dorati, con la mitra preziosa sul capo, ha il volto sereno mentre ricorda la sua famiglia, nel corso della messa celebrata in piazza San Pietro alla vigilia del suo ottantesimo compleanno. Ci sono molti cardinali attorno a lui, ma c’è soprattutto una imponente folla di fedeli venuta a Roma per festeggiarlo.
Dopo aver commemorato Giovanni Paolo II, morto due anni fa alla vigilia della domenica «in Albis», la domenica della misericordia «che pone un limite al male», il Papa ha rivolto «indietro lo sguardo su 80 anni di vita», ringraziando i presenti, tra i quali il teologo Ioannis di Pergamo, inviato personale del patriarca ecumenico Bartolomeo I. «Siamo qui raccolti per riflettere sul compiersi di un non breve periodo della mia esistenza – ha detto Ratzinger. Ovviamente, la liturgia non deve servire per parlare del proprio io, di se stesso; tuttavia, la propria vita può servire per annunciare la misericordia di Dio». «Ringrazio Dio perché ho potuto fare l’esperienza di che cosa significa “famiglia”; ho potuto fare l’esperienza di che cosa vuol dire paternità, cosicché la parola su Dio come Padre mi si è resa comprensibile dal di dentro».

«Ringrazio Dio – ha continuato Ratzinger – perché ho potuto fare l’esperienza profonda di che cosa significa bontà materna, sempre aperta a chi cerca rifugio e proprio così in grado di darmi la libertà. Ringrazio Dio per mia sorella e mio fratello che, con il loro aiuto, mi sono stati fedelmente vicini lungo il corso della vita. Ringrazio Dio per i compagni incontrati nel mio cammino, per i consiglieri e gli amici che mi ha donato». Il Papa ha quindi citato la prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli: «Ci viene raccontato che, agli albori della Chiesa nascente, la gente portava i malati nelle piazze, perché, quando Pietro passava, la sua ombra li coprisse: a quest’ombra si attribuiva una forza risanatrice. L’ombra di Pietro, mediante la comunità della Chiesa cattolica, ha coperto la mia vita fin dall’inizio, e ho appreso che essa è un’ombra buona – un’ombra risanatrice, perché, appunto, proviene in definitiva da Cristo stesso. Pietro era un uomo con tutte le debolezze di un essere umano, ma soprattutto era un uomo pieno di una fede appassionata in Cristo».

Infine ha ringraziato «la schiera di coloro che mi sostengono con la loro preghiera; che con la loro fede e con il loro amore mi aiutano a svolgere il mio ministero; che sono indulgenti con la mia debolezza, riconoscendo anche nell’ombra di Pietro la luce benefica di Gesù Cristo».
Durante l’Angelus, il Papa rivolgendosi ai pellegrini polacchi, ha chiesto che il dono della Divina Misericordia «sia elargito soprattutto in quelle nazioni dove dominano la sopraffazione, l'odio e la tragedia della guerra».