«Ringrazio il Papa e l’Italia, adesso vorrei vivere qui»

I talebani lanciano la guerra santa in risposta alla liberazione di Abdul Rahman, l’afghano convertito al cristianesimo che ha ottenuto asilo in Italia. L’apostata, come viene chiamato con disprezzo dai fondamentalisti, ha parlato ieri con alcuni giornalisti ringraziando l’Italia, il Papa e giurando che non tornerà mai più a Kabul. «Ecco guardate: questa è la mia condanna a morte» ha esordito Rahman tirando fuori dalla tasca un paio di fogli scritti in dari, una delle lingue ufficiali afghane. «Se tu non sei musulmano in un Paese islamico come il mio, ti uccidono, non ci sono dubbi», ha aggiunto il convertito, dimagrito, ma vestito con un completo di taglio occidentale. «La mia carcerazione, il mio caso, la mia condanna a Kabul e in tutto l'Afghanistan, sarebbe dovuta essere d'esempio ­ ha continuato - perché non si può alzare la testa. Bisogna rimanere normali e quindi musulmani». Pensando ai due figli che ha lasciato per sempre alle spalle si commuove. Con emozione ci tiene a ringraziare chi gli ha salvato la vita: «Non riesco a parlare bene l’inglese. Ma la prima cosa che voglio dire è grazie Italia, a tutti i politici e al governo. E grazie a Papa Benedetto XVI. Il Pontefice si è interessato al mio caso e per questo è intervenuto l'Onu». Quarantun anni, frastornato ed emozionato, Rahman ha potuto finalmente avere una Bibbia, il libro con il quale si è convertito. «Non mi chiamo più Abdul, il mio nome adesso è Joel. L'ho letto sulla Bibbia e credo mi vada bene - ha spiegato -. A Kabul non torno più. Vorrei vivere in Italia». \